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Termovalorizzatori: la protesta corre sul web

Cresce il dibattito sugli inceneritori. Ma la gestione dei rifiuti richiede soluzioni complesse, che coinvolgono anche la comunicazione


I cosiddetti termovalorizzatori, gli impianti di incenerimento che recuperano il calore liberato dalla combustione dei rifiuti per produrre energia elettrica e teleriscaldamento, sono tra gli argomenti più dibattuti nelle discussioni pubbliche sul problema della gestione dei rifiuti.

In rete, i termovalorizzatori hanno conquistato un enorme spazio nei blog, dove non esperti forniscono, chiedono e discutono informazioni, generando un meccanismo di comunicazione della scienza dal basso.

Termovalorizzatore: basta la parola

Nelle normative europee non compare mai la parola "termovalorizzatore". Il termine usato è coinceneritore e descrive un impianto "la cui funzione principale consiste nella produzione di energia o di materiali, che utilizza regolarmente o in via aggiuntiva rifiuti come combustibile e in cui i rifiuti sono sottoposti a un trattamento termico a fini di smaltimento."

In realtà, l'uso di termovalorizzatore piuttosto che di coinceneritore evidenzia una strategia comunicativa che in Campania si è rivelata fallimentare. La scelta di un termine o dell'altro ha finito per discriminare tra diversi schieramenti politici e incrementare, nella popolazione, un senso di sfiducia, di sospetto e di paura.

La parola termovalorizzatore è parsa la maschera dietro cui nascondere il ghigno del vecchio maleodorante inceneritore, quello che fa tossire e ammalare. E l'accresciuta tecnologia sottesa al nome più sofisticato ha in questo caso amplificato la paura, piuttosto che scongiurarla.

Blog fra documentazione e protesta

Il crescente numero di blog che parlano di smaltimento dei rifiuti evidenzia il forte bisogno della gente di chiarire, discutere, scambiare informazioni, di fare proprie le tesi di organizzazioni internazionali come Greenpeace.

In alcuni blog si dibatte di termovalorizzatori a suon di citazioni provenienti da fonti scientifiche diverse: si confrontano statistiche, si chiamano in causa studi dell'Oms e ricerche d'oltralpe.

In questo scambio non è sempre l'esperto la fonte privilegiata del sapere. Nei blog che parlano di "munnezza" molti cittadini campani testimoniano lo stato d'emergenza raccontando le proprie esperienze. Non sono in grado di fornire misure scientifiche, eppure le loro descrizioni danno un'idea molto concreta dei danni osservati sul territorio. Sono dati qualitativi e non quantitativi, ma pur sempre scaturiti dall'osservazione di fatti.

Inceneritore di Brescia (www.raffaelebianco.net/.../informazioni-su-cip6/)
Inceneritore di Brescia (www.raffaelebianco.net/.../informazioni-su-cip6/).

Nei blog discutono anche i cittadini di Brescia, preoccupati delle conseguenze che il funzionamento del termovalorizzatore più efficiente d'Europa può provocare alla salute.

I due blog italiani più visitati, quello di Beppe Grillo e di Stefano Montanari, si muovono nel segno della sfiducia verso le istituzioni competenti. Ricchi di interventi, podcast, video, testimonianze, interviste a esperti e link a documenti scientifici, questi siti parlano di inceneritori e nanopolveri, nell'agguerrito tentativo di far fronte alla carenza e presunta malafede delle informazioni ufficiali.

Quando Beppe Grillo esclama dal palco "Ora parlo io, perché io sono il vero scienziato", risponde a un'esigenza precisa del pubblico. Una fame di certezze e di informazioni credibili riguardo ai termovalorizzatori che non viene soddisfatta né dagli scienziati né tanto meno dai politici.

Negli anni, infatti, la scarsa partecipazione pubblica degli esperti al dibattito sui termovalorizzatori ha avuto ripercussioni negative sia sul problema della gestione dei rifiuti in sé, sia sull'immagine stessa degli specialisti impegnati nel settore.

Alternative agli inceneritori, un problema anche di comunicazione

Che ci si schieri pro o contro, tutti concordano che i termovalorizzatori non bastano da soli a far fronte al problema dello smaltimento dei rifiuti. Per il futuro è necessario un cambiamento di prospettive radicale.

Donne addette alla differenziazione dei rifiuti in India (quinonarrivanogliangeli.blog.kataweb.it).
Donne addette alla differenziazione dei rifiuti in India (quinonarrivanogliangeli.blog.kataweb.it).

Greenpeace ad esempio sintetizza il futuro sostenibile dei rifiuti nelle cosiddette quattro "R": riduzione, riutilizzo, riciclo e recupero, riprese anche dal sito che La Città della Scienza di Napoli ha dedicato all'emergenza rifiuti.

In tutte queste fasi il ruolo delle singole persone è fondamentale. E nuove forme di dibattito pubblico devono garantirne l'effettiva partecipazione. Anche fuori dal web.

( 05 maggio 2008 )


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