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Staminali eticamente corrette

Fare sperimentazione etica sulle cellule indifferenziate embrionali umane è possibile. Un decalogo mondiale indica la via, non senza controversie


Può esistere una ricerca scientifica sulle staminali embrionali umane che sia anche etica? La comunità scientifica risponde sì a interrogativi che dividono l'opinione pubblica tra coloro che credono nelle promesse della medicina rigenerativa e quelli che considerano la sperimentazione su embrioni umani incompatibile con il valore della vita.

Regole comuni

Fissando i principi da rispettare nelle recenti "Linee guida per la ricerca sulle cellule staminali embrionali umane", promosse dalla Società internazionale per la ricerca sulle cellule staminali (Isscr), una task force di scienziati, bioeticisti e giuristi di 14 paesi ha fissato i confini entro cui la ricerca può essere considerata etica.

Obiettivi del documento: rompere le barriere culturali e religiose internazionali, incoraggiare l'adesione a pratiche comuni, ottenere la fiducia del pubblico.


Reazioni discordanti

Il documento però non mette tutti d'accordo. "Le regole proposte dall'Isscr sono già rispettate nei laboratori di ricerca", dice Luciano Conti, ricercatore al Dipartimento di scienze farmacologiche, dell'Università degli studi di Milano.

"Il loro valore, piuttosto, è nell'immagine di compattezza etica offerta all'opinione pubblica." Che ripone fin troppe speranze nelle prospettive di cura, e dovrebbe essere informata correttamente.

Nucleo cellulare (Copyright © IFOM 2007)
Nucleo cellulare (Copyright © IFOM 2007)

"Il decalogo dimostra che gli scienziati, in particolare gli anglossassoni (che lo scorso anno hanno elaborato le Good Practice Guidelines for Scientists, ndr), sono pronti ad assumersi responsabilità precise", commenta Cinzia Caporale, vicepresidente del Comitato di bioetica italiano.

"Ma il testo è farraginoso. L'eccesso di autoregolamentazione induce a far credere che gli scienziati debbano continuamente giustificare le proprie azioni nell'ambito della ricerca". "Ben vengano le regole", ribatte Conti, "alimentano la discussione, non la frenano".

Chi paga la peer-review?

Un punto cardine del documento è la proposta di rafforzare la peer-review, la valutazione "paritaria" dei lavori scientifici fatta da specialisti esterni, per le ricerche sulle cellule staminali umane, affidandone il vaglio a un gruppo interdisciplinare di esperti super partes.

"L'obiettivo è quello di fare valutazioni più accurate per smascherare eventuali frodi scientifiche", spiega Conti.

Tuttavia, questo implica che le riviste scientifiche dovranno sostenere un surplus di spese per la peer-review rinnovata, sui cui dettagli il documento sorvola. Non è scontato, infatti, che se gli editori vorranno farsi carico dei costi di una più attenta revisone degli articoli scientifici.

In alternativa, potrebbero optare per un rincaro dei costi di pubblicazione dei ricercatori o degli abbonamenti. Di certo il tema è ancora oggetto di discussione.

Le controversie

Il punto più controverso delle linee guida riguarda però il compenso finanziario alle donne che donano gli ovuli alla ricerca. Su questo aspetto la task force non ha raggiunto una posizione univoca.

Da un lato c'è chi sostiene che non sia etico pagare le donatrici, perché l'incentivo economico potrebbe spingere alcune di loro a sottoporsi con leggerezza a trattamenti ormonali al fine di ottenere un facile guadagno. Dall'altro lato c'è chi ritiene che il rischio per la salute a cui le donatrici si espongono vada in qualche modo risarcito.

Negli Stati Uniti le donne possono vendere i propri ovuli, con un compenso che arriva a 5.000 dollari a donazione. In Europa, invece, il commercio di parti del corpo è vietato dall'articolo 3 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. "Neppure la Gran Bretagna, favorevole alla donazione, tenta la strada del libero mercato degli ovuli", ribadisce Caporale.

La terza via per cui optano le linee guida è offrire alle donne solo un rimborso delle spese sostenute per la donazione. Ma alcuni componenti della task force nutrono dubbi anche sull'eticità di questa soluzione. "In questo caso però non c'è compravendita, tipica dell'economia di mercato", spiega Caporale. "Al contrario, vige il principio giusto della condivisione dei benefici per chi si sottopone ai disagi di una donazione".

E in Italia?

In Italia le regole etiche delle Linee guida contano poco. A frenare il dibattito è la legge 40/2004 in materia di procreazione medicalmente assistita. Che all'articolo 13 vieta la sperimentazione sugli embrioni umani.

I laboratori di ricerca che vogliano generare linee cellulari nuove possono acquistare le staminali embrionali umane all'estero. Ma se lo fanno perdono a norma di legge il diritto d'accesso alla maggior parte dei finanziamenti pubblici.

( 02 maggio 2007 )


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