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Speleologia urbana

Un progetto per ricostruire la Trieste sotterranea incrociando Google Earth, topografia ed esplorazioni


"A Trieste ci sono tantissime gallerie scavate dall'uomo nel corso dei secoli, esordisce Marco Gubertini, giovanissimo membro della Società adriatica di speleologia; forse è per questo che proprio qui, una trentina di anni fa, è nata la speleologia urbana".

La speleologia urbana nasce dall'incontro tra la speleologia naturale – la scienza che studia la genesi e la conformazione delle cavità naturali – e la curiosità per la storia e le leggende tramandate dagli abitanti di una città, sui luoghi inesplorati del proprio sottosuolo.

Nel caso di Trieste, spiega Marco Gubertini, l'esistenza di cavità, bunker militari e civili, acquedotti, pozzi e sotterranei storici è di dominio pubblico. "Solo che nessuno era mai andato a vederli. Almeno oltre i primi due metri…".

L'associazione ha preso in carico questo compito, scientifico e divulgativo allo stesso tempo: se da un lato infatti si occupa di perlustrare le cavità, renderle agibili grazie a opere di scavo e sgombero, eseguirne misurazioni e rilievi topografici, dall'altra ha concepito un progetto per valorizzare e comunicare in modo efficace i dati ottenuti.

Le mappe di Google Earth

Il sistema, ideato da Gubertini stesso, consiste in un'elaborazione del software di esplorazione virtuale Google Earth: le foto satellitari e le informazioni del programma – scaricabile gratuitamente da internet – sono stati integrati con i dati del Catasto delle cavità artificiali: ossia le osservazioni raccolte dall'associazione in anni di esplorazioni e i documenti storici della città.

Georeferenziazione del rilievo della galleria antiaerea di Gretta
Georeferenziazione del rilievo della galleria antiaerea di Gretta (elaborazione dell'immagine satellitare: Marco Gubertini).

Le prime informazioni da inserire nel programma erano proprio i rilievi topografici.

Come spiega Marco: "Prendiamo una cavità e disegnamola: ovviamente bisogna rispettare le proporzioni, indicare il nord, offrire insomma una rappresentazione schematica ma fedele di quello che esiste nella realtà".

Il rilievo effettuato dai topografi della SAS della galleria antiaerea di via Reni (Speleovivarium)
Rilievo topografico della galleria antiaerea di via Reni, al cui interno sorge lo Speleovivarium (immagine: Società adriatica di speleologia).

Grazie a un rilievo possiamo conoscere la forma di una galleria e la sua estensione, contarne le ramificazioni, distinguere – attraverso opportune convenzioni grafiche – le parti scavate nella roccia da quelle rivestite in cemento: possiamo sapere, insomma, tutto quello di cui abbiamo bisogno quando siamo dentro a una cavità. Ma se, procedendo, imbocchiamo il tratto terminale della galleria e poi eventualmente il pozzo che la conclude, dove sbuchiamo?

Anni fa, per sapere a priori dove sbucava una galleria, si sovrapponeva il rilievo a una mappa della città, con l'aiuto della carta da lucido.

Posizionamento sulla carta satellitare del rilievo dello Speleovivarium
Posizionamento sulla carta satellitare del rilievo dello Speleovivarium (elaborazione dell'immagine satellitare: Marco Gubertini).

"Oggi basta integrare il rilievo con le coordinate, grazie al sistema Gps. E per rendere il tutto ancora più completo e intuitivo, si può georeferenziare il rilievo posizionandolo sulle immagini satellitari di Google Earth".


... e sotterranei inesplorati

E non è tutto: grazie alla georeferenziazione dei rilievi topografici, si possono conoscere le posizioni relative delle gallerie e prevedere l'esistenza di cavità non ancora esplorate; oppure scoprire che due gallerie apparentemente scollegate siano state in origine progettate per costituire un unico grande percorso sotterraneo.

"Scavando, e confrontando le osservazioni con le mappe, abbiamo scoperto molti progetti incompiuti: come il collegamento tra le gallerie di Roiano e di piazzetta Belvedere, che non è mai stato completato. Guardando dall'alto le cavità, possiamo anche ipotizzare che, in alcuni casi, esse siano state disposte secondo una linea difensiva strategica: come quelle costruite dai nazisti nel 1944".

Un progetto lungimirante, dunque, che contraddice la proverbiale miopia degli abitanti del sottosuolo. Manca solo una cosa adesso: renderlo pubblico.

( 21 aprile 2009 )


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