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Dossier Privacy

Siamo tutti trasparenti

La Rete, i test genetici, le nuove tecnologie biometriche, stanno trasformando il concetto di privacy. Perderemo il diritto alla riservatezza?


In città, all'aeroporto, mentre si fa shopping o si fa una visita dal medico. Al telefono e su Internet. Perfino quando si getta la spazzatura. Sono innumerevoli le azioni di cui lasciamo tracce: dati personali e sensibili, viaggi, idee, sentimenti e preferenze. Chi ha gli strumenti per farlo, se lo volesse, potrebbe violare la privacy delle persone. Per business, per ricatto, o per pura indiscrezione.

Quale privacy?

A causa di Internet e altre tecnologie che permettono il riconoscimento e la tracciabilità delle persone, la privacy è sempre più minacciata. Anche se nel nostro paese è in vigore una legge sul trattamento dei dati personali, esistono svariati mezzi che potrebbero essere utilizzati per violare la privacy: dalle e-mail agli sms, dalle telecamere alle carte di fidelizzazione dei supermercati, dalle tecnologie biometriche di riconoscimento alle intercettazioni telefoniche.

Difficile individuare i colpevoli, soprattutto quando si trovano oltre confine.
I violatori della privacy talvolta si nascondono anche nelle istituzioni e nelle società che erogano servizi pubblici, che installano telecamere ovunque, intercettano telefonate, inviano sms. Il confine tra la tutela dei dati personali e l'esigenza di garantire la sicurezza pubblica non è facile da stabilire.

Garante della privacy: magliette per la Giornata europea della protezione dei dati personali (2007)
Garante della privacy: magliette per la Giornata europea della protezione dei dati personali (2007)

Fino a che punto siamo disposti a essere spiati? Gli scenari da Grande Fratello sono oggetto di perenne dibattito. L'attenzione sul tema è alta, al punto che è stato addirittura istituito un premio (in negativo), il Big brothers awards che ogni anno nomina i peggiori violatori della privacy.

Uno degli aspetti più delicati della materia riguarda la privacy sulle informazioni di salute. Facile immaginare quali esiti potrebbere avere la mancanza di riservatezza su una malattia: dal rigetto delle polizze assicurative al licenziamento dal posto di lavoro, fino al divorzio.

Il problema non riguarda solo il singolo, ma coinvolge anche la famiglia e il personale medico tenuto a comunicare una malattia grave: a chi deve rivolgersi, al paziente o ai suoi familiari? A peggiorare la situazione ci sono gli esiti dei test genetici in grado di diagnosticare con anni d'anticipo predisposizioni a patologie gravissime. In questo caso quanto è giusto nascondere il dato sensibile? E quanto invece è crudele fornirlo al paziente?

Riconoscibili (foto di ennebi)
Riconoscibili (foto di ennebi)

Nudi su Internet

Ma il regno della violazione della privacy è senza dubbio la Rete. Dove tra attacchi al computer, phishing e spamming nessuno è solo. E i potenziali ladri possono anche avere nomi importanti. Che dire dei principali motori di ricerca che registrano i dati riservati di milioni di persone (siti visitati, agende, connessioni, preferenze, mail)? Recentemente, una comunità di hacker nel libro "Luci e ombre di Google" in fatto di privacy ha espresso giudizi duri sul motore più usato del Web.

Sempre riconoscibili

L'esigenza del controllo e la paura del terrorismo hanno portato a sviluppare tecniche più sofisticate di riconoscimento automatizzato delle persone. Per esempio con le applicazioni della biometria è possibile indentificare chi fa acquisti, chi passa la frontiera, chi entra in ufficio. In questi caso il corpo si trasforma in una vera e propria chiave d'accesso. Ma le persone sono disposte a vedersi trasformate in password?

( 30 agosto 2007 )

"Luci e ombre di Google. Futuro e passato dell'industra dei metadati" di Ippolita (Feltrinelli, 2007, 176 pagine, 9,50 Euro, gratuito su www.ippolita.net).

Il dilemma dei test genetici: meglio sapere o non sapere? La questione della privacy è problematica, perché gli esami del Dna spesso non riguardano solo il malato

Le tecniche biometriche sono utili, ma non sempre compatibili con le libertà individuali. Servono per identificare le persone, non per tenerle sotto controllo


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