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Recensione

Senza pietre non c'è arco

"Italo Calvino e la Scienza. Gli alfabeti del mondo" di Massimo Bucciantini (Donzelli editore, Roma, 2007, 188 pagine, 25 euro)


Lo storico della scienza Massimo Bucciantini ricostruisce in Italo Calvino e la scienza la nascita di una nuova idea e forma di scrittura: la letteratura scientifica. Esplorando i legami tra scienza e letteratura instaurati da Calvino, l'autore focalizza il tema del linguaggio, riuscendo a incuriosire sia gli amanti della lettere, sia gli appassionati di ricerca.

Bucciantini presenta un Calvino diverso, lontano dagli schemi della letteratura umanistica: un personaggio unico nel panorama culturale italiano del Novecento. Accompagnati da scrittori come de Santillana, Vittorini, Ortese, Cassola, Bollati, Timpanaro, si apprezza il suo laboratorio linguistico e letterario.

L'uomo e la scienza

Secondo Calvino, la scienza permette d'intravedere nuovi orizzonti, ma per riuscirci, deve occuparsi delle immagini che produce e del linguaggio che utilizza.

Calvino cerca di esprimere la mutata condizione dell'esistenza umana e di comprendere "il nostro inserimento nel mondo" a seguito dei progressi scientifici e della recente conquista dello spazio che ha aperto un nuovo fronte di riflessione filosofica.

Giunge alla convinzione che l'uomo è parte dell'Universo come un anello di una lunga catena, e che necessaria è allora una presa di responsabilità: le nostre azioni e i nostri pensieri devono assumere una continuità dal passato al futuro.

Inizia a commentare i passi avanti della scienza, la nuova concezione dello spazio e il loro impatto sulla cultura, sin dal lancio del primo satellite artificiale nel 1957:

Sputnik1 - Primo satellite aritificiale in orbita nella storia. (Fonte:NSSDC Master Catalog by NASA)
Sputnik1 - Primo satellite aritificiale in orbita nella storia. (Fonte:NSSDC Master Catalog by NASA)

"La sua prima funzione [del satellite] è quella di dare all'uomo la dimensione dello spazio [...]. Voglio che faccia operare sulla Terra. E pensare all'Universo. Voglio che dia più spazio ai pensieri umani".

Scienza e letteratura: una radice comune

Calvino trova una radice comune tra scienza e letteratura nelle narrazioni mitologiche degli antichi. Il mito è la prima forma di linguaggio scientifico. Seguendo questo spunto, ripensa la propria produzione narrativa in chiave scientifica.

Il linguaggio mitologico si confronta con la conoscenza del mondo, e, allo stesso modo, il linguaggio scientifico produce incessantemente metafore e finzioni che da semplici congetture diventano fondamenta della ricerca scientifica.

Egli considera Galileo il più grande scrittore della letteratura italiana d'ogni tempo, il primo capace di fare un uso dell'immaginazione come di un vero strumento scientifico in grado di produrre nuova conoscenza sul mondo.

Una nuova forma di letteratura

Calvino ritiene inadeguato il metodo umanistico di comprensione del mondo. Il romanzo contemporaneo può essere considerato come metodo di conoscenza e rete di connessione tra i fatti, tra le persone e le cose del mondo.

Emerge fortissimo il bisogno di un modello cosmologico, di un quadro mitologico generale, che Calvino porrà alla base del suo nuovo canone letterario.

Via Lattea - © GlobalGeografia.com
Via Lattea - © GlobalGeografia.com

La letteratura cosmica prende forma narrativa ne Le città invisibili e in Palomar. In questi testi è presente l'dea di "una storia extraumana in cui si inserisce la storia umana". L'uomo de Le città invisibili "sa di essere solo nell'immensità indifferente dell'Universo da cui è emerso per caso".

Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
"Ma qual è la pietra che sostiene il ponte?" – chiede Kublai Kan.
"Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra"
– risponde Marco – "ma dalla linea dell'arco che esse formano".
Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge:
– "Perchè mi parli delle pietre? E' solo dell'arco che mi importa".
– Polo risponde: – "Senza pietre non c'è arco".
(Italo Calvino, Le città invisibili)

( 08 marzo 2008 )


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