Letture consigliate

Il podcast del giornale del Master in Comunicazione della Scienza, Sissa
Master in Comunicazione della Scienza
Journal of Science Communication
Innovations in the Communication of Science

Articolo

Scomparsa la monnezza. Rimangono i rischi

Secondo gli esperti, è mancata in Campania una corretta comunicazione istituzionale del rischio


"È mancato un piano di comunicazione del rischio, che andava fatto fin dal primo commissariamento." Fabrizio Bianchi, epidemiologo dell'Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa, spiega così il cortocircuito informativo sul tema salute e rifiuti in Campania.

Negli ultimi quattordici anni infatti l'emergenza rifiuti è stata declinata con i più diversi aggettivi, da ambientale a sociale a sanitaria, a seconda degli interessi e degli interessati. Una confusione che si è allargata al dibattito sui termovalorizzatori e che ha prodotto "l'esagerazione dei possibili rischi da rifiuti solidi urbani e la sottostima dei rischi sanitari da rifiuti tossici", spiega Bianchi.

Emergenza comunicativa
La confusione genera un'emergenza comunicativa

Anche secondo Liliana Cori, ricercatrice collega di Bianchi al CNR ed esperta di comunicazione del rischio, ci sono responsabilità storiche dell'istituzione-commissariato: "quando è stata fatta, è stata una comunicazione volta soprattutto a rassicurare".

Il frastuono del silenzio

Cori definisce gli anni che vanno dal 1994, inizio della crisi campana, fino al 2004, il periodo del 'frastuono del silenzio'.

"È stata una fase contraddistinta dalla mancanza di strategie comunicative, da una comunicazione non pianificata da parte del commissariato rifiuti che ha lasciato la popolazione in balia della stampa, di provvedimenti di legge o azioni di polizia", precisa.

I rifiuti fanno rumore alla salute

L'assenza di una voce autorevole si è sentita soprattutto nel 2004, quando il tema della salute è entrato prepotentemente nel contesto del problema rifiuti in Campania. In un reportage della rivista The Lancet Oncology si parlava per la prima volta del "Triangolo della Morte".
L'immagine suggestiva di un'area, tra Nola, Acerra e Marigliano, ad alta mortalità tumorale collegata ai rifiuti ha fatto subito breccia tra i media e nell'immaginario popolare. "Ma il triangolo è un'invenzione", dichiara Bianchi, "semplifica troppo la situazione e trascura altre località con problemi sanitari simili o talvolta peggiori".

Il dibattito sul "triangolo" si è sviluppato sia tra gli scienziati che nella società. Non ha aperto la strada a un comunicazione del rischio pianificata ma, spiega Cori, "ha influenzato l'istituzione, che ha cominciato a finanziare studi per valutare l'impatto dei rifiuti sulla salute".
Le ultime indagini scientifiche sono state presentate dalla Protezione Civile a Napoli ad Aprile 2007. Mostrano risultati complessi sull'associazione tumori-discariche, che presentano margini di incertezza, spesso difficili da comunicare.

Mappa discariche
La mappa aggiornata delle discariche in Campania
(Fonte: www.protezionecivile.it)

Una parte della stampa ha cercato di distinguere tra contenuti scientifici e non, ma alla fine il triangolo è rimasto il simbolo dell'emergenza sanitaria causata dai rifiuti. "Il dibattito si è polarizzato su posizioni estreme: chi ha esagerato il rischio anche delle discariche controllate, chi lo ha minimizzato, chi ha addirittura negato qualunque nesso tra la presenza di rifiuti pericolosi e l'insorgenza di alcune malattie", dice Liliana Cori.

Timidi segnali

Solo di recente qualcosa si è mosso sul fronte della comunicazione istituzionale. Nel luglio 2007 il commissario delegato si è impegnato in un' ordinanza ad assicurare l'informazione e la partecipazione dei cittadini secondo la 'Carta di Aalborg'.

Le istituzioni hanno pure abbozzato una strategia comunicativa diversa, purtroppo in direzione opposta ai propositi della carta. "Recentemente si è scelto di minimizzare i rischi e sottostimare le preoccupazioni pubbliche, con un atteggiamento di tipo protettivo, che chiede fiducia", spiega Cori.

Informazione autodafé

Ma è possibile avere fiducia in un contesto ormai sfiduciato da anni di malgoverno e inquinato dalla presenza cammorristica? La popolazione finora ha cercato da sola le risposte alle proprie domande, soprattutto nei comitati locali e nella comunicazione sui blog. "È difficile cercare di tranquillizzare dopo anni di non comunicazione, e in condizioni di emergenza è praticamente impossibile", sostiente Bianchi.

Le ultime emergenze dei rifiuti per strada sono state spesso accompagnate da voci allarmanti su pericoli sanitari correlati. In realtà i rifiuti urbani rimangono soprattutto un problema ambientale e gestionale, che secondo Bianchi è stato strumentalizzato nell'emergenza.

Il vero rischio è che ora, una volta spazzate le strade dall'immondizia, tutto sembri a posto. Invece molto rimane da fare sia per risolvere le situazioni critiche, sia per migliorare la comunicazione. "Si potrebbe cominciare col distinguere in modo anche pedante tra rifiuti urbani e pericolosi, dimensionando i rischi in base agli ultimi studi sui siti non a norma", conclude Bianchi.

( 13 ottobre 2008 )


Jekyll © 2000–2009 SISSA, Trieste - Codice Fiscale 80035060328