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Dossier Donne & scienza

Scienziate alla pari

Creare una lobby equivale a riproporre una discriminazione. Al maschile. La chiave è pretendere (e garantire) le stesse opportunità. Così sostiene Marta Burgay, tra le migliori astrofisiche del mondo


Due anni fa è stata considerata tra le più promettenti giovani scienziate del mondo dall'International Union of Pure and Applied Physics per la scoperta del primo sistema di due pulsar in orbita una intorno all'altra compiuta nel 2003, quando ancora non aveva terminato il dottorato. Si è aggiudicata anche il Premio Cartesio dell'Unione europea, vinto dal gruppo di scienziati europei PulSE di cui fa parte.

Simili credenziali fanno di Marta Burgay, 31 anni, astronoma valdostana attualmente ricercatrice all'Inaf-Osservatorio astronomico di Cagliari, più che una promessa della scienza italiana in rosa.

Marta Burgay, cosa pensa dell'idea di costituire una lobby di scienziate per favorire le carriere femminili?

Ce ne sarebbe bisogno, purtroppo. In Italia la rappresentanza di donne nel mondo scientifico è ancora molto scarsa, soprattutto a livello dirigenziale. Creare un gruppo d'influenza servirebbe a mettere in luce che le eccellenze nella scienza esistono anche in campo femminile: così le giovani studentesse sarebbero stimolate a intraprendere questa carriera.

Certo sarebbe triste ricorrere a un simile organismo. La lobby rischierebbe di essere a sua volta una fonte di discriminazione al contrario, in quanto solo femminile. In ogni caso è indice di una situazione.

Una scienziata lavora in modo diverso da uno scienziato?

Non credo che sia diversa la maniera di fare scienza, non più di quanto cambi da persona a persona. Il problema sono sempre i pregiudizi e le difficoltà oggettive quando entra in gioco la famiglia. Nel nostro paese gli impegni e gli oneri familiari non sono vissuti, ancora oggi, in maniera paritetica. Non è questione di un approccio diverso alla scienza, ma di avere diverse possibilità. La situazione altrove è migliore, per esempio nel nord Europa, almeno a livello di numeri.

Marta Burgay ripresa al radiotelescopio di Parkes, Australia (CSIRO/John Sarkissian)
Marta Burgay ripresa al radiotelescopio di Parkes, Australia (CSIRO/John Sarkissian)

La prima pulsar, stella di neutroni che emette segnali radio, è stata scoperta quarant'anni fa da Jocelyn Bell Burnell mentre era studentessa di dottorato a Cambridge, in Inghilterra. Ma fu il suo supervisore, l'astronomo Anthony Hewish, a ricevere il premio Nobel per la fisica qualche anno dopo...

Ho conosciuto Jocelyn Bell Burnell proprio in occasione di una tavola rotonda su donne e scienza. La sua vicenda personale si è svolta in Inghilterra alla fine degli anni Sessanta, quando era scontato che ci fosse una gerarchia tra uomini e donne. Mi ha raccontato le interviste che lei e Anthony Hewish hanno fatto dopo la scoperta: a lui chiedevano la rilevanza scientifica, a lei cose allucinanti come la taglia del reggiseno e quanti fidanzati avesse! Non c'era l'abitudine a rapportarsi con una donna scienziato.

Invece la sua firma è stata tra le prime, quando non la prima in assoluto, degli articoli scientifici sulla doppia pulsar che il suo gruppo di ricerca ha pubblicato su riviste prestigiose come Nature e Science.

Oggi è sotto gli occhi di tutti quanto sia necessario che i due sessi abbiano pari possibilità e la sensibilità esiste. Ma non per questo, purtroppo, la situazione è migliore. Lo sostiene anche Jocelyn Bell Burnell, che certo se ne intende: il problema della discriminazione è ancora attuale e va affrontato.

Come si comporta di fronte a questo stato di cose?

Non sono nella posizione di poter agire ai livelli più alti. Quello che posso fare, e faccio, è aiutare gli studenti e le studentesse che mi sono affidati dando a tutti le stesse possibilità e mostrando che la scienza si può fare a prescindere dal genere.

( 27 maggio 2008 )

Le carriere femminili in Italia, tra pregiudizi, discriminazioni, e luoghi comuni. Mentre si fa strada una controversa idea che divide


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