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Dossier Robot

Robotica made in Italy

La ricerca italiana è avanzata, ma non dialoga con la società e l'industria. Paolo Fiorini, docente dell'università di Verona, ne spiega i motivi


Scetticismo, se non totale indifferenza. In Italia la robotica è ancora una Cenerentola, nonostante non manchino punte d'eccellenza nella ricerca scientifica.

"La sensazione è quella di non fare qualcosa di utile". Paolo Fiorini, docente di robotica all'università di Verona, tra i massimi esperti nel campo e da anni progettista alla Nasa, ci ha spiegato perché.

Quale pensa sia l'immagine più diffusa nel nostro paese di questi prodotti tecnologici?

Credo che non ci sia un'opinione comune ben precisa, ma quando si parla di robot vengono subito in mente i film di fantascienza. Un'idea chiaramente lontana dalla realtà. Mentre pochi forse si chiedono come adopererebbero un robot intelligente, se lo avessero.

Crede che questa visone fantascientifica sia dovuta a una diffidenza di base verso l'artificiale?

Non penso. Se posso azzardare un paragone, siamo in una situazione simile a quella che venti anni fa vide la diffusione dei personal computer: i robot non sono ancora entrati nella nostra cultura comune. Per ragioni storiche e culturali, in Oriente sono più propensi ad accettarli; da noi, invece, ancora non crediamo che possano entrare nella vita quotidiana. Eppure lo hanno già fatto, se pensiamo agli aspirapolvere robot, alle autovetture che si parcheggiano da sole e a certi macchinari chirurgici.

Come si situa l'Italia nel panorama internazionale della ricerca nel campo della robotica?

Nonostante quello che si potrebbe immaginare, a livello internazionale l'Italia è tenuta in grande considerazione. Gli italiani che lavorano nel campo della robotica, grazie ai risultati che siamo stati capaci di ottenere, occupano posizioni di prestigio nelle associazioni internazionali, come la Robot automation society (Iee-Ras).

ICub, il baby robot dell'Iit di Genova (http://pasa.liralab.it)
ICub, il baby robot dell'Iit di Genova (fonte: http://pasa.liralab.it)

In Italia, per ragioni essenzialmente economiche, siamo rimasti indietro nella robotica antropomorfa: i costi per sviluppare progetti relativi a robot di forma umana sono molto alti. Unico caso interessante è "iCub", il piccolo robot dell'Iit di Genova. Un segnale che si sta cercando di colmare il ritardo.

Un settore di ricerca che quindi gode di ottima salute?

La situazione non è ottimale, ma, stranamente, le difficoltà principali non sono legate a fattori economici, anche se i finanziamenti provengono principalmente da fondi europei e non italiani. La difficoltà più grande consiste nell'impressione di non fare qualcosa di utile. Non esiste un riscontro nella società, come nell'industria: si lavora nel vuoto. Se si crea un bel progetto, non si riesce a trovare un industriale che voglia realizzarlo; in questa circostanza è difficile sentirsi motivati e soprattutto rendere la disciplina interessante per gli studenti.

Quando i robot vengono effettivamente utilizzati, per esempio nelle operazioni chirurgiche, sorgono anche problemi di natura etica o legale?

Per ora questi problemi sono stati aggirati. Per esempio, quando un robot deve eseguire un intervento in sala operatoria è comunque uno strumento, solo più sofisticato. Quindi la responsabilità resta nelle mani del chirurgo. Quando il robot sarà autonomo, si dovrà affrontare più seriamente la questione, ma siamo ancora lontani. Al momento non esiste una legislazione in proposito, né in Italia, né all'estero. Negli Usa, ad esempio, il fattore responsabilità ha bloccato dei grandissimi progetti per problematiche legali.

Laboratorio "Giochiamo coi robot" al Festival della Scienza di Genova (http://festivalscienza.it)
Laboratorio "Giochiamo coi robot" al Festival della Scienza di Genova (fonte: http://festivalscienza.it)

Sembra che qualcosa si stia muovendo a livello di divulgazione sulla robotica, in particolare all'estero e soprattutto grazie a fiere e dimostrazioni pubbliche: la situazione in Italia è simile?

A livello internazionale ormai i robot sono un argomento di moda. La gente inizia a credere che si parli di una realtà vicina: la tecnologia è arrivata a buon punto. E dimostrazioni come il Darpa Grand Challenge, competizione tra veicoli robotici, e la RoboExpo, una delle prime fiere della robotica non industriale, sono molto utili in tal senso.

In Italia, invece, siamo fermi. Esistono occasioni come il Festival della Scienza di Genova, o alcuni eventi organizzati dalla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa per applicazioni nate dalle loro ricerche. Ma servirebbero dei prodotti da mostrare e invece in Italia è difficile sviluppare progetti seri in campo applicativo.

( 04 febbraio 2008 )


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