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Ricordare la Liberazione. Con le foto dei manicomi

Emozione e sorpresa al Paolo Pini di Milano con la proiezione di fotografie dell' ex ospedale psichiatrico durante la festa del 25 aprile


È ormai buio quando, nel parco dell ex ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano, vengono proiettate in video le fotografie ritrovate nei sotterranei del vecchio manicomio.

Sono foto di riconoscimento – "segnaletiche", verrebbe da dire – per le cartelle cliniche degli internati.

Sul prato assistono 15 mila persone, nel clima rumoroso di una festa del 25 Aprile che ha avuto grande successo.

Le immagini durano una quindicina di minuti: si vedono scatole di cartone, chiuse. Sui coperchi sono scritti nomi di persona e date, dal 1930 al 1950. Poi, mani che aprono le scatole ed estraggono lastre di vetro, con stampati in bianco e nero i dagherrotipi di chi, in quegli anni, ha vissuto nel manicomio.

Uomini, donne, bambini, ritratti per lo più singolarmente, spesso nella stessa posa, spesso con i vestiti della festa.

Sul prato il clima ora è cambiato: la folla osserva e ascolta in una commozione resa ancor più profonda dall'accompagnamento al violoncello di Mario Brunello su musiche di Giovanni Sollima. Se l'intento degli organizzatori era quello di spiazzare il pubblico, ci sono riusciti.

Mario Brunello
Mario Brunello accompagna al violoncello il video dell'archivio fotografico del Paolo Pini (fonte: http://tentatividifoto.splinder.it

Il 25 aprile: Resistenza e Liberazione

Ma perché proiettare quel video proprio in occasione di uno spettacolo di festeggiamento del 25 aprile?

Per rispondere, bisogna partire da Olinda, l'associazione di volontariato nata nel '96 allo scopo di superare e riconvertire l'ex-manicomio Paolo Pini, puntando soprattutto alla sua apertura verso la città attraverso strumenti di tipo culturale.

"Anche la storia di questo posto è una storia di liberazione – spiega Rosita Volani, responsabile dei progetti di cultura e comunicazione di Olinda – e noi lo ricordiamo ogni giorno con le feste, gli incontri, i concerti. Però per noi è importante conservare la memoria di una struttura che è stata prima di tutto un manicomio e che non vogliamo diventi una Disneyland senza passato".

E allora, quale strumento migliore, per ricordare, dei documenti prodotti proprio dall'istituzione quando era in funzione?

Dal documento allo spettacolo: la strategia del déplacement

Certo, in un contesto di festa e spettacolo, le foto non potevano essere presentate così com'erano o con un commento psichiatrico. Occorreva un'altra strategia comunicativa, "una strategia – spiega Thomas Emmenegger, psichiatra e presidente di Olinda – che obbedisse al déplacement, concetto francese che si riferisce alla presentazione di qualcosa in un contesto inaspettato, in modo da disorientare chi assiste".

Da qui, la confezione artistica delle fotografie, la loro presentazione in un video dal forte impatto emotivo (realizzato dal documentarista Giuseppe Baresi), ma con l'accompagnamento di musiche difficili – "spietate" le ha definite uno spettatore – perché non ci fosse nessuna deriva pietistica o consolatoria.

E il déplacement ha funzionato: il pubblico, che a priori poteva non essere interessato alla storia raccontata, perché era lì forse soprattutto per ascoltare musica e divertirsi, è stato completamente catturato, rimanendo come "sospeso sottovuoto" (anche questa definizione è di uno spettatore).

La fotografia oltre il documento

Forse però, parte del fascino delle fotografie sta nel fatto che, in fondo, non sono solo documenti istituzionali. Vi è in esse, secondo Emmenegger, "una straordinaria bellezza, dovuta all'esplosione della soggettività delle persone ritratte". Sono tutte persone pulite, pettinate, vestite a modo. Apparentemente imprigionate in una posa ben precisa e molto rigida. Eppure, c'è sempre qualcosa che non può essere imprigionato, che scarta dal contesto oppressivo in cui è inserito: è il loro sguardo, l'unico mezzo che hanno a disposizione per esprimersi.

È uno sguardo intenso, che ha resitito al passare dei decenni per poterci parlare e la cui forza celebra la potenza della fotografia come mezzo privilegiato per costruire e documentare soggettività. "Questo – dice Emmenegger – è davvero importante in un contesto di comunicazione della salute mentale, caratterizzato oggi dalla comparsa di nuove forme di segregazione. E questo deve sempre emergere di una persona: la soggettività.

( 06 giugno 2004 )


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