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Dossier Robot

Per l'autismo meglio le macchine

Può un robottino aiutare un bambino autisico ad aprisi al mondo?


Dalla ricerca robotica arrivano buone notizie per la riabilitazione dei bambini affetti da autismo.

Che abbiano le sembianze di una foca, o quelle di un bambino, i robot sembrano aiutare i piccoli pazienti a superare le barriere che li separano dal mondo esterno, a volte più di quanto riescano a fare gli esseri umani.

Kaspar, il bambino robot della University of Hertfordshire (fonte: http://bazarweb.i-node.it/)
Kaspar, il bambino robot della University of Hertfordshire (fonte: http://bazarweb.i-node.it/)

L'estate scorsa un gruppo di ricercatori della University of Hertfordshire ha creato Kaspar, il robot bambino.

Kaspar (acronimo di Kinesics And Synchronisation in Personal Assistant Robotica) si inserisce nel RobotCub Project, un progetto europeo che intende compiere, con l'aiuto dei robot, ricerche nel campo dello sviluppo cognitivo.

In particolare, il team inglese studia il ruolo dei gesti e dell'espressività nelle relazioni sociali e, con Kaspar, intende educare i bambini a interpretare le espressioni facciali e il linguaggio del corpo.

Un amico prevedibile

La sperimentazione della robot terapia è arrivata anche in Italia: la Fondazione Peppino Scoppa di Angri ha adottato Paro, la foca robot creata dall'ingegnere giapponese Takanori Shibata.

La ricerca della robot terapia, nata in Inghilterra con il progetto Aurora (Autonomous Mobile Robot as a Remedial tool for Autistic children), prende spunto dall'osservazione che i bambini autistici sono in genere interessati a giocare con computer o giocattoli meccanici, più di quanto non siano a socializzare con altri bambini della loro età.

Ciò è dovuto probabilmente alla difficoltà che questi bambini hanno nell'interagire con contesti articolati, disagio che ostacola la loro capacità di comunicare. Il robot invece si distingue per la sua prevedibilità e offre al bambino la tranquillità di controllare la maggior parte delle azioni che compie.

Progettati per ispirare

Valentina Palma - ricercatrice del Dipartimento di psicologia dell'Università di Caserta, che ha partecipato alla sperimentazione nel centro campano - spiega che "l'obiettivo di questi giocattoli è catturare l'attenzione dei bambini autistici, anche se è difficile sapere in anticipo cosa li attirerà."

I robot sono studiati appositamente per attrarre l'attenzione dei bambini e stimolare la loro empatia. Nel caso di Kaspar, i suoi creatori hanno cercato di rendere il volto più gradevole e simile a quello di un bambino, coprendo la struttura di alluminio con una maschera di silicone.

L'interazione con il robot deve essere integrata in un contesto terapeutico (foto: Valentina Palma)
L'interazione con il robot deve essere integrata in un contesto terapeutico (foto: Valentina Palma)

Paro, invece, ha un pelo molto morbido, caratteristica su cui l'educatore insiste sempre durante le interazioni. Grazie al movimento delle palpebre, Paro riesce inoltre a creare differenti espressioni facciali.

"La scelta della foca - spiega la psicologa - nasce dal fallimento dei tentativi precedenti di impiegare cani e gatti robot, così i ricercatori pensarono di prendere a modello un animale che non facesse parte del repertorio di animali più noti e che stimolasse la voglia di prendersi cura di esso."

Robot educatori?

Ma robot come Paro e Kaspar servono anche a stimolare alcuni esercizi di imitazione nei bambini, proprio come farebbe un educatore. La capacità di imitare i gesti altrui è importante perché un bambino autistico impari a comunicare: imitando, infatti, il bambino impara a rispettare l'alternanza di turno e a interagire con gli altri.

Tuttavia, precisa l'esperta: "Non è corretto parlare di robot educatore. Il robot deve essere visto come un ausilio, uno spunto in più in mano al terapista per entrare in contatto con il bambino."

( 04 febbraio 2008 )


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