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Libia, scienziati a difesa degli untori Hiv

Una rete internazionale di ricercatori si è mobilitata per gli operatori sanitari ingiustamente condannati a morte.


Condanna a morte. Nonostante le solidissime prove scientifiche a discarico, il tribunale libico ha inflitto la condanna capitale ai cosiddetti sei di Tripoli: un medico palestinese e cinque infermiere bulgare, accusati di aver infettato deliberatamente con Hiv più di quattrocento bambini all'ospedale Al-Fateh di Bengasi nel 1998.

È l'epilogo shock di una vicenda che ha visto la comunità scientifica mobilitarsi compatta in difesa dei sei operatori sanitari. I maggiori esperti internazionali del virus responsabile dell'Aids, fra cui Vittorio Colizzi (che abbiamo intervistato), hanno infatti scagionato in toto, e più volte nel corso di questi anni, gli imputati.

Una delle cinque infermiere dietro le sbarre. (fonte:www.columbian.com)
Snezhana Dimitrova, una delle cinque infermiere recluse col medico palestinese. (fonte:www.columbian.com)

Le riviste scientifiche come arena di denuncia

Il mondo della scienza ha fatto sistema compatto al di là di confini nazionali e ideologici: premi Nobel e ricercatori hanno denunciato il caso senza reticenze, anche quando tutto sembrava già scritto. Questo perché, come scrive Declan Butler, corrispondente di Nature, "legge e scienza hanno lo stesso fine: appurare la verità."

Dopo il periodo iniziale di disinteresse della comunità internazionale, il mondo scientifico ha deciso di rompere il silenzio dedicando alla vicenda un'attenzione che è andata rafforzandosi nel tempo. Le riviste con maggiore impact factor, da Nature a Science passando per The Lancet e PloS, si sono trasformate in un'arena mediatica in cui sono confluite tutte le opinioni della comunità scientifica e da cui sono partite richieste indirizzate sia ai governi occidentali che a quello libico.

Questa strategia è riuscita a sfruttare le potenzialità della rete Internet, che, insieme a quotidiani, riviste e televisioni ha veicolato un unico messaggio in tutto il mondo: mobilitiamoci contro questa ingiustizia.

Nate in tutto il mondo iniziative per salvare gli imputati. (fonte:www.espaceinfirmiere.fr)
Nate in tutto il mondo iniziative per salvare gli imputati. (fonte:www.espaceinfirmiere.fr)

La scienza fornisce le prove a favore

La comunità scientifica però non ha soltanto portato il caso all'attenzione dei media: ha anche - e soprattutto- fornito evidenti prove dell'innocenza dei sei di Tripoli.
Quando la corte libica ha richiesto all'Unesco un report imparziale sulle cause dell'infezione, la scelta è caduta su Luc Montagnier, uno dei due scopritori del virus Hiv, e su Vittorio Colizzi, docente di immunologia all'Università Tor Vergata di Roma.

Nel rapporto i due scienziati affermano chiaramente che il contagio dei bambini è stato provocato dalle pessime condizioni igieniche dell'ospedale e dal massiccio riutilizzo di siringhe per le trasfusioni. Inoltre sottolineano che il virus Hiv, insieme a quello di epatite B e C, era presente nell'ospedale già prima del marzo 1998, data in cui arrivarono i sei volontari.

La prova scientifica dell'innocenza degli infermieri era quindi a disposizione, ma la giuria del processo ha deciso di non metterla agli atti, preferendo un rapporto di matrice libica.

Nature ha subito ottenuto il testo di questo rapporto e lo ha girato agli esperti internazionali. Un senso di sdegno ha pervaso i commenti di tutti gli scienziati interpellati. Per esempio Robin Weiss, dello University College di Londra, ha denunciato che questo rapporto "non accusava gli infermieri in base all'esistenza di prove, ma in virtù della loro totale assenza", mentre Robert Gallo, scopritore assieme a Montagnier del virus Hiv, lanciva sulle pagine di Science, il 27 ottobre 2006, un appello senza mezzi termini:
"Noi vogliamo che le persone reagiscano e spingano i loro governi a fare qualcosa."

Una nuova identità per la scienza?

Dalla fine di ottobre del 2006, poi, in vista di un verdetto che secondo gli avvocati della difesa faceva presagire il peggio, la comunità scientifica ha intensificato gli sforzi.

The Lancet ha reiterato gli appelli per la liberazione dei sei, Science e PloS hanno indagato le cause e le conseguenze di un'eventuale condanna, mentre Nature ha stretto i tempi con un editoriale assai critico verso le diplomazie occidentali.

Grazie all'uso di queste strategie comunicative la scienza si è presentata al mondo come un organismo neutrale, unito e capace di dialogare con tutte le istituzioni, portando prove scientifiche sulla base delle quali fondare un verdetto giusto.

(In collaborazione con Claudia Bianchi)

( 13 gennaio 2007 )


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