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Recensione

Leggenda tradita

"Io sono leggenda" di Francis Lawrence (USA, 2007, 101 minuti)


Io sono leggenda di Francis Lawrence, tratto dall'omonimo romanzo di Richard Matheson del 1954, immagina un mondo apocalittico in cui l'umanità è stata sterminata da un virus altamente contagioso e letale.

In una New York disabitata, l'unico superstite rimasto è Robert Neville, interpretato da Will Smith, costretto insieme al suo pastore tedesco a procurarsi da vivere durante il giorno e a barricarsi in casa di notte per sfuggire agli zombi.

La scienza è un boomerang

Dall'inizio alla fine il film è un susseguirsi di riferimenti alla scienza: in particolare al suo potere di cambiare, sia nel bene che nel male, il corso degli eventi.

Nei primi minuti si assiste a un'intervista televisiva, in cui una scienziata annuncia la scoperta della cura definitiva contro il cancro: si tratta di un virus geneticamente modificato che uccide le cellule tumorali. Dalle sperimentazioni sui pazienti la rivoluzionaria terapia risulta infallibile al cento per cento.

Nella scena successiva si scopre però il rovescio della medaglia di questa grande conquista della medicina: il prezzo da pagare infatti è la fine dell'umanità.

Il virus scatena un'epidemia che uccide la stragrande maggioranza della popolazione mondiale. Tra i sopravvissuti infettati, nove su dieci si trasformano in vampiri, mentre solo l'uno per cento della popolazione è inspiegabilmente immune al virus.

Dallo sterminio di massa si salva soltanto Neville, colonnello e scienziato, il cui compito sarà quello di trovare un antidoto al virus e restituire il mondo agli umani.

Will Smith, scienziato modello

Robert Neville è un personaggio caratterizzato da una totale assenza di superstizione e di misticismo e da un'accettazione tutta illuministica della situazione, accompagnata da un lavoro intellettuale e fisico costante per tirarsene fuori.

New York senza l'uomo (fotoillustrazione di Kenn Brown - fonte: http://www.mondolithic.com)
New York senza l'uomo (fotoillustrazione di Kenn Brown - fonte: http://www.mondolithic.com)

La parabola di questo ultimo uomo è giocata, per circa tre quarti del film, oltre che sulla lotta per la sopravvivenza, sul dispiegamento dei metodi, dei principi e degli strumenti della scienza come arma di salvezza.

Neville passa gran parte delle sue giornate nel suo laboratorio domestico a fare esperimenti prima sui topolini e poi sui mutanti umani nella disperata ricerca di un antidoto efficace contro il virus.

Neville studia e utilizza la conoscenza come forma di lotta per cercare di comprendere come sia stata possibile la mutazione genetica che ha davanti agli occhi.

Il protagonista incarna alla perfezione il prototipo dello scienziato che, posto davanti a un problema prodotto dall'uomo attraverso la tecnologia, cerca una risposta nei meandri della scienza stessa.

Va in scena l'apocalisse tecnologica

Fin qui, dunque, niente di nuovo: l'immaginario fantascientifico da sempre attinge al bacino della scienza per dipingere scenari apocalittici, in cui l'uomo combatte le minacce scaturite da un'applicazione nefasta della tecnologia.

Anzi, sembra che lo scopo della fantascienza sia quello di far affiorare la doppia anima della scienza, che da una parte produce conoscenza, dall'altra manifesta un'inquietante ignoranza nei confronti delle conseguenze a lungo termine dei propri risultati.

L'apocalisse così come è presentata, con bellissime inquadrature di New York invasa da foreste e popolata da animali feroci, si inserisce perfettamente nell'immaginario contemporaneo, che fa della fine violenta dell'uomo occidentale e della devastazione tout-court il suo vessillo.

Lui è leggenda

Ma dopo poco più di un'ora il film ha una virata inattesa, che tradisce il romanzo e sposta il punto di vista da scientista a cristiano-conservatore: la comparsa di una donna e di un bambino porta nel film una luce di speranza totalmente assente da Matheson.

Nel libro il mondo diventava proprietà dei mutanti e Neville era costretto a morire perché "diverso" e "spaventoso": in questo suo essere unico e ultimo risiedeva il senso del titolo.

Nella storia originale Robert Neville veniva processato e condannato dalla nuova società di vampiri
Nella storia originale Robert Neville veniva processato e condannato dalla nuova società di vampiri

Nel film al contrario la donna è portatrice di un messaggio divino, che svela la presenza, sui monti del Vermont, di una comunità di sopravvissuti.

L'ultima mezz'ora ribalta e avvilisce l'impostazione scientifica del film. Il messaggio del regista - espresso dalle immagini, oltre che dalle parole dei personaggi - è che la scienza e il metodo da soli sono come un brancolare nel buio: per sopravvivere e rigenerarsi c'è bisogno della luce di Dio.

Grazie alla donna, Neville impara ad ascoltare il sottile disegno divino. Quando tutto sembra perduto, lo scienziato trova l'antidoto contro il virus e sacrifica la propria vita affinché la donna e il bambino possano portarlo ai sopravvissuti nel Vermont.

Alla fine Neville diventerà comunque leggenda, ma in senso opposto all'originale: come fondatore di una nuova umanità.

( 11 febbraio 2008 )


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