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Dossier Trent'anni di Legge Basaglia

Le radio folli: la voglia matta

Vengono da esperienze e vanno in direzioni diverse, ma hanno un obiettivo comune: agevolare la comunicazione di chi soffre di disagio psichico.


Simone Cristicchi trionfò al Festival di Sanremo 2007 con la canzone "Ti regalerò una rosa" ispirata a una lettera d'amore scritta da un uomo con disturbi psichici, e per un breve periodo il tema della malattia mentale invase le frequenze radio. Ma non è solo attraverso le canzoni che in radio si parla di disagio psichico. In Italia e all'estero, per esempio in Argentina con Radio La Colifata (che nel gergo dei bassifondi di Buenos Aires significa folle), ci sono emittenti fatte e gestite dai "matti".

Ultimamente le iniziative in questo senso si sono moltiplicate. Il 6 e 7 giugno a Riva del Garda, nell'ambito della quinta edizione di RadioIncontri, si terrà il secondo raduno delle "psicoradio" che servirà a effettuare un primo censimento nazionale di questa realtà così frammentata sul territorio.

Microfoni accesi sul disagio mentale

In alcuni casi, queste esperienze consistono in format dedicati alla follia, cioè programmi trasmessi all'interno di radio tradizionali, in altri si tratta di vere e proprie radio di flusso.

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Le proprietà terapeutiche della radio. Fonte: www.bnrcc.net

Dalla storica Radio Fragola di Trieste, che trasmette direttamente dall'interno dell'ex ospedale psichiatrico a Rete 180 di Mantova, fino a Psicoradio di Bologna, queste esperienze radiofoniche delineano un percorso fatto di integrazione sociale, comunicazione, espressione. La radio è utile a chi la fa, perché dà voce a chi troppo spesso la voce non ce l'ha, e a chi l'ascolta, perché può conoscere storie direttamente da chi ha molte cose da dire ma poche occasioni per farlo.

La parola ai matti

Lo strumento radiofonico è ideale per chi, come Giovanni Rossi, direttore del Dipartimento di salute mentale di Mantova e fondatore di Rete 180, crede che "la malattia mentale è anche e soprattutto un problema di controllo della propria comunicazione". L'esperienza quinquennale di Rete 180 ha insegnato che con un microfono in mano parla anche chi di solito non parla mai. La dimensione solitaria e raccolta della radio aiuta a sciogliere le inibizioni molto più di quanto potrebbe fare la televisione. Permette infatti ai pazienti-comunicatiori di non "doverci mettere la faccia".

Queste emittenti, infatti, hanno in comune redazioni composte essenzialmente da pazienti che godono dell'appoggio di professionisti della comunicazione, in piena coerenza col messaggio di Franco Basaglia, il medico veneziano che attraverso la sua riforma ha re-inserito nella società i soggetti con problemi psichici prima reclusi nei manicomi.

La radio come terapia

Ogni radio, in verità, persegue finalità diverse e originali. C'è chi preferisce esplorare nuovi percorsi comunicativi insieme ai pazienti e chi, invece, utilizza queste occasioni come uno strumento terapeutico (al pari di rimedi come la musicoterapia). La radio insomma come strumento se non per guarire, perlomeno per arginare il disagio mentale.

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Chi è in ascolto? Fonte: psicocafè.blogosfere.it

Quali che siano gli obiettivi, il fenomeno delle psicoradio permette d'instaurare un rapporto di solidarietà fra malati e psichiatri che viene comunicato a chi è in ascolto. Inoltre consente di fare informazione su un argomento troppo spesso emarginato e di abbattere gli stereotipi su cui si basa la società, ma anche, come sostiene Lucia Manassi di Psicoradio, "di divertirsi e spiegare cosa sia la malattia mentale".

Perché a prescindere dalla diatriba sull'esistenza o meno della malattia mentale cavalcata dalle correnti di antipsichiatria, queste radio s'impegnano a veicolare il messaggio che la malattia mentale è una risposta estrema al disagio provocato dalla società.

Oltre la malattia

Oltre a essere un mezzo espressivo e terapeutico, la radio offre anche una chance di crescita professionale e, nel caso di esperienze come Radio Fragola, dove normalità e follia si fondono continuamente, diventa un'occasione di vera integrazione sociale. Non solo. Partecipare alla realizzazione di una trasmissione radiofonica è un modo per i pazienti di andare oltre la malattia mentale, oltre la definizione di sé solo come un malato. È un modo per chi soffre di disagio psichico di scoprire che la persona umana, anche se provata dalla sofferenza di una malattia, non si esaurisce in questa, può dare, fare e dimostrare tanto altro di sé.

Le radio della follia ambiscono a creare una rete sinergica che connetta le diverse esperienze radiofoniche. Perché, come spiega Lucia Manassi, "c'è bisogno di comunicare per abbattere quel confine netto che le persone credono esista fra loro e i malati". Nella speranza che per farsi ascoltare non ci sia più la necessità di urlare come matti.

( 13 maggio 2008 )

La 180 cancellando lo stigma della follia ridiede voce ai matti. Ma resta ancora molto da fare perché la legge sia pienamente applicata e il disagio mentale non pesi troppo sulle famiglie.


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