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Master in Comunicazione della Scienza
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Racconto

Le diatomee non mentono

"... visto che a P. non succedeva mai niente, gli piaceva fantasticare su come... lui sarebbe stato al centro della scena, se si fosse trattato di omicidio."


Ai funerali di Gianni Ortis c'era tutto il paese di P. Del resto, Gianni Ortis era benvoluto da tutti. Non solo era sempre stato cortese con i suoi concittadini: infatti, la domenica, a braccetto con la moglie, lungo il corso che portava alla chiesa, aveva sempre un sorriso o una parola gentile per chiunque incrociasse il suo sguardo; ma era anche un bell'uomo – sì, non certo giovane, ma decisamente un bell'uomo – elegante e, soprattutto, ricco. Nessuno conosceva esattamente l'ammontare della sua fortuna, ma di sicuro era ricco, l'imprenditore Gianni Ortis. Aveva fatto fortuna all'estero – dicevano – con i prosciutti. Salumi o formaggi che fossero, la sua villa, in cima alla collina, era sicuramente la più bella e sfarzosa di tutta P. Se l'era fatta costruire da un'impresa locale, quando, più di quindici anni prima, si era trasferito lì dalla città.

Foto: Marco Pierucci
Foto: Marco Pierucci

In testa al corteo funebre c'era la moglie, anzi la vedova, avvolta nella sua pelliccia di volpe, con gli occhiali scuri e, sicuramente, il volto rigato dalle lacrime. Anche la moglie, anzi la vedova, di Gianni Ortis era bella. Bella ed elegante, degna del suo defunto marito. "Una vera signora", dicevano in paese. Alla povera signora era toccato anche dover effettuare il riconoscimento del marito, qualche giorno prima, quando il suo corpo, gonfio e sfigurato, era stato ripescato dal lago. "Una vera tragedia", dicevano in paese. Il medico legale aveva decretato che la morte era avvenuta per annegamento, ma nessuno sapeva perché Gianni Ortis fosse finito lì, nel lago. "Incidente", aveva concluso infine l'ispettore Varga. Ma in paese tutti mormoravano che forse l'Ortis si era suicidato. Gli Ortis, infatti, erano soli e tristi perché, si diceva in paese, non erano mai riusciti ad avere figli. "E chissà come sarebbero stati belli i bambini di due persone così!" E, da quanto si sapeva, non avevano nemmeno parenti: solo qualche conoscente era venuto dalla città per piangere l'ultima volta il buon Gianni Ortis.

Foto: Marco Pierucci
Foto: Marco Pierucci

In realtà, al rinvenimento del cadavere, l'ispettore Varga aveva pensato anche all'omicidio e si aspettava che dal referto del medico legale sarebbero emersi elementi a sostegno della sua tesi. Non che avesse dei sospetti particolari su qualcuno o che avesse riscontrato dei segni particolari sul corpo: semplicemente, visto che a P. non succedeva mai niente, gli piaceva fantasticare su come il paese sarebbe balzato agli onori della cronaca e lui sarebbe stato al centro della scena, se si fosse trattato di omicidio. Proprio come nei telefilm americani del venerdì, i suoi preferiti. Purtroppo però, secondo quanto appurato dal medico, non c'era nessun segno di violenza e la morte era sopravvenuta, senza ombra di dubbio, per annegamento. Del resto le diatomee non mentono. "Le diatomee", gli aveva spiegato il medico, "sono microscopiche alghe unicellulari il cui scheletro di silice ne permette l'identificazione anche in un materiale estremamente putrefatto. La ricerca delle diatomee, oltre che contribuire alla conferma della causa di morte per annegamento, consente di identificare la zona in cui il soggetto è annegato." E così, quasi con rammarico, l'ispettore Varga aveva archiviato il caso come incidente, non essendo riuscito a trovare nessun'altra spiegazione per giustificare la presenza dell'Ortis in mezzo al lago.

Qualche giorno dopo, l'idraulico, chiamato dalla vedova Ortis per liberare lo scarico della vasca da bagno che si era otturato, aveva trovato nelle tubazioni una strana fanghiglia e delle alghe. Ma non ci aveva fatto caso. "Sono 200 Euro, signora, e ancora condoglianze per suo marito…"

( 17 novembre 2007 )


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