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L'inizio della morte

La vicenda Englaro riapre la questione del confine tra vita e morte. La scienza indaga, ma, per ora, non sa rispondere


La vicenda di Eluana Englaro ha riproposto con urgenza una questione, non solo scientifica, molto controversa: quando, esattamente, cessa la vita e comincia la morte?

Il recente dibattito pubblico - viziato da pregiudizi ideologici e sensazionalismo mediatico - potrebbe stimolare la ricerca a far luce sulle tappe di questo passaggio.

Tenerla in una struttura pubblica per muovere l'opinione e i politici

"Le ricadute della vicenda Englaro saranno probabilmente di importanza storica". Lo sostiene il neurologo Francesco Monaco, Dipartimento di medicina clinica e sperimentale dell'Univesità del Piemonte e coordinatore nazionale del Gruppo di studio per le patologie di confine in neuropsichiatria. "Un caso epocale - aggiunge - già per la politica e il diritto, insomma per la società. E indirettamente lo sarà anche per la scienza".

Per il neurologo la morte della Englaro è emblematica. "Esistono almeno tremila casi simili in Italia, ma questo è diverso: il padre ha deciso volutamente di tenerla in una struttura pubblica per muovere l'opinione e i massimi rappresentanti della politica. Non in casa, dove, a giudicare dall'esperienza, con tutta probabilità sarebbe deceduta molto tempo prima di quest'anno".

Sul tavolo del Governo ora c'è un disegno di legge per il testamento biologico, molto controverso, ma il primo nella storia del paese in via di approvazione. E anche la ricerca andrà avanti? "Il gruppo di Steven Laureys del Cyclotron research center all'Università di Liège, in Belgio, sta conducendo studi pionieristici proprio in questi mesi" spiega Monaco.

Il confine tra vita e morte
Il confine tra vita e morte - Fonte: http://tikkiro.wordpress.com

Attività metabolica senza coscienza

Il gruppo di Laureys avrebbe scoperto che soggetti in stato vegetativo permanente rispondono ad alcuni stimoli. "Sono studi che quindi potrebbero complicare il quadro d'ora in avanti. Eppure non è detto che siano significativi perché né l'elettroencefalografia, né la risonanza magnetica funzionale possono dirci se effettivamente una persona sta pensando, ma solo che c'è un qualche tipo di attività metabolica".

Dubbi sulla relazione tra attività metabolica del cervello e attività della coscienza sono stati sollevati proprio in gennaio, da un articolo pubblicato su Nature da Yevgenij Sirotin e Aniruddha Das della Columbia University di New York. I ricercatori dimostrano una discrepanza temporale tra afflusso di sangue e l'attività, segnalata dalle tecniche di neuroimaging, nella stessa zona.

Per il Cnr la morte non è un confine preciso

Anche il Cnr è sceso in campo con il vicepresidente Roberto de Mattei, che a Roma, in febbraio, ha presieduto il congresso "I segni della vita - La morte cerebrale è ancora vita?". L'incontro ha ospitato neurologi, oltre a filosofi e bioeticisti, per discutere se estendere i principi di precauzione e del dubbio dallo stato vegetale alla morte cerebrale.

Se la ricerca si muove dietro la spinta del dibattito pubblico è stato chiesto anche all'Istituto di ricerca sull'impresa e lo sviluppo (Ceris) del Cnr, composto da ricercatori interdisciplinari che svolgono anche analisi delle relazioni tra mondo scientifico e società.

Secondo Rosalia Azzaro, al Ceris responsabile della ricerca sull'etica della ricerca e della divulgazione scientifica, "la ricerca sul fronte del confine tra vita e morte è molto attiva, ed è possibile che il caso Englaro imprimerà un'accelerazione". Però si poteva cogliere l'occasione per fare molto di più: "Il dibattito ha lasciato ai margini le lacune scientifiche a causa di questioni emotive. Questo avrà il suo peso".

Per esempio non emerge chiaramente dai media che "per la scienza la condizione di morte non si instaura istantaneamente ma è un "processo". Un processo dalle tappe tutt'altro che chiare, "che dev'essere indagato con il contributo di tutte le scienze biomediche, dalla neurologia alle neuroscienze, perché sarà necessaria una sinergia".

Alla scienza il compito di indagare il confine

Stefano Rodotà, giurista e politico, aveva detto al microfono della Rai, in Le storie - diario italiano, che "Cinquanta anni fa Eluana sarebbe stata dichiarata morta dopo l'incidente: ad avere dilatato il confine è l'invenzione delle tecnologie che mantengono funzioni cerebrali altrimenti avviate alla cessazione".

Una dilatazione che ha creato insieme speranza e caos sul "processo" di morte. Chi deve vegliare su questo cammino? Alla scienza spetta il compito di dare un parere fondamentale, nell'ottica di un dibattito democratico tra medici, familiari, autorità giuridiche e politiche, e anche cittadini.

( 23 febbraio 2009 )


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