Letture consigliate

Il podcast del giornale del Master in Comunicazione della Scienza, Sissa
Master in Comunicazione della Scienza
Journal of Science Communication
Innovations in the Communication of Science

Opinione

L'idrogeno di Rifkin affascina ma non convince

Secondo Renzo Rosei, fisico esperto di energie alternative, lo scenario dell'economista americano è troppo ottimista, meglio puntare su risparmio e decrescita


All'indomani della pubblicazione dei rapporti dell'Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) sullo stato e le previsioni del cambiamento climatico, non accenna a diminuire la discussione sulle energie alternative.

Abbiamo chiesto a Renzo Rosei, docente di fisica della materia all'Università di Trieste e fra i massimi esperti di energie "pulite", cosa pensa dell'idea di rivoluzionare la società grazie all'idrogeno. Una prospettiva rilanciata in un recente incontro alla Fondazione della Camera dei deputati dall'economista statunitense Jeremy Rifkin, autore del libro "Economia all'idrogeno". Ma cosa pensa Rosei delle convinzioni di Rifkin?

"Anche a me piace sognare, ma Rifkin esagera. È vero che l'idrogeno è l'elemento più comune nell'Universo, ma sulla Terra non si trova isolato, bensì legato ad altri elementi e per separarlo , e poi immagazzinarlo, occorre molta energia. Il cuore di Nettuno è un immenso diamante, ma ciò non ci rende più ricchi!"

Professor Rosei, mi sta dicendo che l'idrogeno è una favola?

Assolutamente no, ma da solo non risolverà i nostri problemi d'energia. Sono convinto però che potrebbe essere un vettore energetico applicabile sui piccoli veicoli, e che aiuterà ad abbattere l'inquinamento dei centri urbani.

...ma c'è anche chi sostiene che l'auto elettrica è più efficiente di quella a idrogeno

Dal momento che le auto a idrogeno attuali hanno una resa energetica inferiore al 50%, quelle elettriche con batterie al litio risultano effettivamente più efficienti, perché possono raggiungere una resa dell'80%.

Il problema, però, è che le persone sono abituate a percorrere oltre 500 chilometri con un pieno e questo non è ancora possibile né con le auto elettriche né con quelle a idrogeno.

Immagine #4
Il petrolio sta finendo. (fonte: flickr.com; foto di Michael P. Whelan)

Inoltre, se è vero che al momento l'idrogeno è prodotto con gli idrocarburi - e quindi con immissione di gas serra nell'atmosfera – è anche vero che le auto elettriche presentano il problema dello smaltimento delle batterie usate.

È possibile ottenere l'idrogeno senza che ciò comporti l'immissione di anidride carbonica nell'ambiente?

Parliamo di un futuro non così prossimo. L'energia solare già ci permette di scindere l'idrogeno dall'ossigeno, ma la sua resa è di appena il 6%. Già se riuscissimo a raggiungere il 10% avrebbe economicamente senso commercializzare questa tecnologia.

Si sta anche cercando di sfruttare la capacità di alcune alghe e di batteri che, attraverso un processo noto come fotolisi, sono in grado di scindere l'acqua in idrogeno e ossigeno. Attualmente però la loro resa è troppo bassa e si sta cercando di aumentarla con l'aiuto dell'ingegneria genetica.

Se un'economia basata totamente sull'idrogeno almeno per ora è fantasia, cosa possiamo fare per ovviare alla fine del petrolio?

Bisogna usare in modo sapiente un mix di energie, perché puntare su un'unica fonte alternativa non è praticabile.

Se l'Italia decidesse di andare esclusivamente a biomasse, per esempio, avrebbe bisogno di un territorio 270 volte più grande di quello che ha. Ma soprattutto il passaggio massiccio alle monoculture provocherebbe gravi danni alla biodiversità.

E l'opzione nucleare rilanciata di recente dal premio Nobel Carlo Rubbia?

Sono laico sul nucleare, però per raggiungere i 14 terawatt di energia che il mondo consuma ogni anno dovremmo costruire 14 mila centrali nucleari. Dove le mettiamo se nessuno le vuole? È vero che si possono costruire centrali sicure, ma l'imponderabile risiede nell'uomo, per non parlare dello stoccaggio delle scorie.

Tornando all'idrogeno, se partissimo domani quanto tempo ci vorrebbe per vedere questa tecnologia applicata su vasta scala?

Non partiremo domani perché non c'è ancora un indirizzo chiaro a livello mondiale. C'è troppa frammentazione nella pianificazione e negli investimenti, e le regioni si muovono singolarmente e timidamente. Crede che se ogni stato americano avesse fabbricato il proprio razzetto, saremmo arrivati mai sulla Luna?

Secondo lei, dunque, tenendo conto delle tecnologie disponibili oggi, le nostre prospettive energetiche a breve termine non sono rosee?

L'umanità ha sempre pensato di avere un posto privilegiato nel mondo e non si è mai preoccupata della sua "tendenza alla saturazione". Le popolazioni di qualsiasi specie vivente, infatti, possono crescere in numero fino ad un limite che dipende dalle condizioni ambientali, quali, per esempio, la disponibilità di spazio e di cibo. Per noi esseri umani, l'energia è un ulteriore fattore limitante.

Immagine #1
Energia interconnessa (fonte: flickr.com; foto di gin_able)

Se la disponibilità di energia attuale rimanesse invariata, il numero limite della nostra specie sarebbe compreso fra i 13 e i 15 miliardi. Ma quando i combustibili fossili verranno meno, la popolazione mondiale subirà un crollo verticale e temo che gli attuali sei miliardi di persone siano già ben oltre il limite.

La soluzione più immediata?

Limitarci nei consumi e negli sprechi. Oggi non lo facciamo perché il nostro sistema economico, per stare in equilibrio deve essere in crescita. Va da sè che anche i consumi devono seguire lo stesso trend. Ma non si può crescere all'infinito. O l'umanità riuscirà a dimostrarsi tanto intelligente da ritagliarsi la propria nicchia ecologica in un sistema chiuso come la Terra oppure andremo incontro a catastrofi.

Non teme di allinearsi ai profeti di sventura?

Non ci tengo, ma per me le cose stanno così. Anzi, sa cosa le dico? Malthus e il Club di Roma sono arrivati troppo presto!

( 05 luglio 2007 )


Jekyll © 2000–2009 SISSA, Trieste - Codice Fiscale 80035060328