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Recensione

Intelligente, a chi?

"Nel labirinto dell'intelligenza" di Hans Magnus Enzensberger (Giulio Einaudi Editore, Torino 2008, 64 pagine, 9 euro). Traduzione di Emilio Picco


Genio o somaro? Te lo dice il questionario. A scuola, a lavoro, persino nelle ricerche scientifiche si fa sempre più spesso ricorso ai test per misurare il quoziente intellettivo (Q.I.). Una mania messa alla berlina nel nuovo, caustico, libro di Hans Magnus Enzensberger.

Lo scrittore tedesco, autore de "Gli elisir della scienza" e "Il mago dei numeri" oltre alle opere letterarie e saggistiche che ne fanno uno dei maggiori intellettuali europei, è tornato con una nuova e ironica analisi della scienza moderna: questa volta se l'è presa con la mania di misurare l'intelligenza.

In realtà, sostiene Enzensberger, non sappiamo neppure cosa sia l'intelligenza. Questa lacuna ridimensiona non poco le predizioni sulle capacità mentali e potrebbe essere alla base di un errore comunicativo: parlare dell'intelligenza senza sapere, per l'appunto, che cosa sia. Il rischio non è solo formale, ma sostanziale.

Negli anni Venti del secolo scorso il Congresso degli Stati Uniti utilizzava il test come filtro alle frontiere. La maggior parte degli immigrati esclusi risultavano di origine russa o di cultura ebraica. L'esercito americano usa ancora i test Q.I. per sapere chi è più adatto al fronte o alla scuola per ufficiali.

Definizione cercasi
"La verità - sostiene l'autore - è che non siamo abbastanza intelligenti per capire cos'è l'intelligenza". Anche se i tentativi di trovare una definizione non sono mancati. La teoria forse più nota è quella delle "intelligenze multiple" formulata dello psicologo statunitense Howard Gardner, secondo cui esisterebbero ben nove tipi di intelligenza: linguistica, logico-matematica, spaziale, corporea, musicale, interpersonale o sociale, intrapersonale e addirittura naturalistica ed esistenziale.


Da cosa dipende l'intelligenza? (Fonte: www.scq.ubc.ca)

Secondo Enzensberger si tratta però solo di una esemplificazione didattica. L'errore di fondo? Voler incasellare l'intelligenza: "Le qualità intellettuali - sostiene l'autore - non possono essere sommate in un punteggio complessivo. Onestamente, non è infatti possibile trattarle alla stregua di superfici lineari" . Intelligenza non è semplicemente la capacità di apprendere o risolvere problemi; è invece proprio una questione di carattere.

L'uomo misura se stesso
L'inghippo è che nel valutare l'intelligenza siamo contemporaneamente soggetto e oggetto, giudice e imputato. Vale, insomma, lo stesso principio di indeterminazione di Heisenberg per le particelle subatomiche: l'intelligenza è "indeterminabile".


Un quesito del test Q.I. (Fonte: www.paginainizio.com)

Segue a questa obiezione, quindi, che i giudizi che si danno sulle capacità mentali hanno un carattere necessariamente, eccessivamente, proiettivo. Allora meglio finirla con questa mania di misurare il Q.I., dice il professore, perché è come "guardare il pelo nell'occhio altrui senza pensare alla trave che trafigge il proprio" .

Manca un test "culture-free"
Il punto debole principale dei test? "Di norma consentono una sola risposta esatta [...] ma nel mondo reale le situazioni del genere rappresentano l'eccezione". A questo punto Enzensberger diventa tagliente: forse un criminale non è intelligente? Chi va male in matematica è un cretino?

Si potrebbe restare frastornati a vedere la capacità di un indio dell'Amazzonia di distinguere centinaia di piante e di identificare impronte; quella di un navigatore della Polinesia di captare correnti sottomarine in base a impercettibili increspature della superficie del mare.

Da questi ragionamenti discendono naturalmente le conclusioni. È difficile, in altre parole, elaborare un test "culture-free", in grado di misurare le potenzialità del candidato, non già il grado di inserimento socio-culturale e scolarizzazione.

Per Enzensberger (e questo è il cuore del piccolo saggio) il Q.I. non è una misura dell'intelligenza, fatta proverbialmente anche di sregolatezza e indipendenza intellettuale.

( 16 aprile 2008 )


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