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Dossier Trent'anni di Legge Basaglia

Indietro non si torna

Il punto della situazione secondo Maria Grazia Giannichedda, presidentessa della Fondazione Basaglia. Il problema è la qualità dei servizi, diversa da Regione a Regione


"Matto è una bella parola. L'abbiamo sempre usata per non nascondere la realtà di una condizione complessa, rischiosa e difficile ma anche ricca per le persone e la vita sociale". Ai matti e a tutte le persone che hanno ritrovato la libertà dopo la chiusura dei manicomi va la dedica, l'impegno e l'attivismo di Maria Grazia Giannichedda. Sociologa e presidentessa della Fondazione Basaglia, 30 anni dopo, fa luce su passato, presente e futuro della salute mentale e della cura in Italia.

Per chi festeggia nel trentennale della legge 180?

La mia dedica va ad Alda Merini. La poesia di Alda Merini è arrivata sino a noi perché abbiamo distrutto il manicomio di Milano, il Paolo Pini, dove ha trascorso lunghi anni della sua vita.

Il manicomio ha tentato di toglierle vita e di togliere a noi la sua poesia, ma Alda Merini oggi scrive e parla, è un tesoro per tutti noi. Oggi noi facciamo festa per Alda e per tutte le persone come lei che sono state salvate grazie alla fine del manicomio.

Alda Merini ritratta da Giuliano Grattini
Alda Merini ritratta da Giuliano Grattini

Vorrei però anche ricordare che il manicomio può uccidere ancora, come è successo due anni fa a un uomo, Giuseppe Casu, deceduto nel Servizio psichiatrico di diagnosi e cura di Cagliari, dopo essere stato per sette giorni e sette notti legato a un letto. Questo trentennale va dedicato anche a lui.

La sua morte deve ricordare a tutti, in particolare a molti psichiatri, che il manicomio è più comodo ma uccide e può uccidere ancora, non basta una legge per scardinare un paradigma, quello manicomiale, che ha quasi 300 anni, e vive ancora nella testa di molti che gestiscono i servizi per inerzia.

Qual è l'eredità più importante di Franco Basaglia?

Il suo primo merito è aver riportato nella società le persone con disturbi mentali e aver aperto il discorso sulla follia ancora vivo e diffuso. Inoltre si è sviluppata una grande quantità di iniziative quali cooperative di lavoro, associazioni e vari tipi di servizi che hanno restituito la parola ai matti.

La legge 180 è una buona legge ma poco applicata?

Se sino a dieci anni fa si poteva dire che la legge non era applicata e i servizi non erano stati creati, oggi non è più così. I servizi ci sono. In diverse Regioni c'è un'importante offerta sul piano quantitativo, ma anche qualitativo, di servizi.

E' stato un processo difficile: in 20 anni si è passati da un sistema fondato unicamente sul manicomio a un sistema di servizi dislocati nel territorio.

Se una delle anime della 180 era di produrre innovazione, sul piano dei servizi di salute mentale e della psichiatria, possiamo dire che l'innovazione si è compiuta.

Qual è stata la portata rivoluzionaria di questa riforma?

Lo spirito della 180 non era solo quello di modernizzare l'assetto della salute mentale, intendeva imprimere a questo ambito del servizio sanitario nazionale una qualità antagonista e opposta alle regole precedenti dominate da manicomio, assenza dei diritti, trattamento del disturbo mentale inquadrato nell'ambito della gestione della pericolosità sociale.

Matilde Zacchigna - Mental Hospital. Silence of reason www.lunadirimmel.it
Matilde Zacchigna - Mental Hospital. Silence of reason www.lunadirimmel.it

Con la 180 si è voluto abbandonare questo inquadramento e creare un sistema di servizi non incentrato sull'ospedalizzazione e sul ricovero bensì sulla comunità, con un forte protagonismo dei familiari e degli utenti e con un'attenzione molto forte ai problemi e alle risorse specifiche del territorio. Questa è l'anima profonda della 180 che ha trasformato in istituzioni quello che è il dettato dell'articolo 32 della Costituzione, la tutela della salute e il rispetto della persona umana.

Tuttavia, ci sono forti differenze da Regione a Regione.

L'innovazione si è compiuta in maniera qualitativamente difforme. Ad esempio in alcuni regioni del Sud si raggiungono situazioni di eccellenza, viceversa in regioni ricche, con un'offerta di servizi sanitari migliori, come la Lombardia, abbiamo un'offerta quantitativa di servizi buona ma qualitativamente molto discutibile.

Oltre al Friuli, quali sono le regioni-esempio di questo processo?

In questo momento la regione più vivace è la regione sarda. La Sardegna sta provando a modificare la scarsa offerta di servizi e a renderli adeguati, anche sul piano della qualità. Non è solo questione di strutture e di personale, ma anche di come le strutture funzionano, della cultura del personale.

In campagna elettorale è rimasto aperto il dibattito su una possibile riforma della 180. Gli schieramenti sembrano essere divisi tra una sinistra a favore della riabilitazione sociale e una destra che vuole il ricovero. Quale futuro può avere questa legge?

Più puntualmente, direi che la destra è favorevole a finanziare le cliniche private consentendo a queste strutture di fare i trattamenti sanitari obbligatori. Sicuramente anche nei settori della destra un certo discorso su che cos'è il disturbo mentale e qual è il modo migliore per affrontarlo è passato.

Foto di Ugo Pannella
Foto di Ugo Panella, archivio fotografico del DSM di Trieste

Nella scorsa legislatura, il secondo governo Berlusconi aveva provato a cambiare la legge 180 senza riuscirvi. Non sono così certa che questa volta sarà capace di farlo, ma certamente ci riproverà.

In realtà, la battaglia vera per la realizzazione o per la minimizzazione della 180 si condurrà sul terreno delle Regioni più che a livello parlamentare, in questo campo sono soprattutto le Regioni che hanno il potere di fare e di non fare, di destinare le risorse a un settore o a un altro.

Cosa si augura per il futuro?

Un'offerta migliore di servizi di salute mentale. Si può spendere di più, ma il problema vero è la qualità: come si usano le risorse che oggi sono state messe in campo. Su questo, obiettivamente, c'è ancora molto da fare.

( 13 maggio 2008 )

La 180 cancellando lo stigma della follia ridiede voce ai matti. Ma resta ancora molto da fare perché la legge sia pienamente applicata e il disagio mentale non pesi troppo sulle famiglie.


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