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Inceneritori? Non chiedetelo agli scienzati

Lo scontro sui termovalorizzatori mette a nudo il limite della scienza nella società del rischio. Il fuoco delle decisioni democratiche si sposta sul piano sociale e politico


La fotografia di quanto accade nel dibattito sui termovalorizzatori è emblematica del complesso rapporto tra tecno-scienza, politica e società.

Sullo sfondo di forti contestazioni, si fronteggiano certezze agli antipodi e i "saperi esperti" si schierano in contrapposizione.

"Assumere posizioni certe e definitive", fa notare la sociologa Bruna De Marchi dell'Istituto di sociologia internazionale di Gorizia, "genera diffidenza nella popolazione".

"Le reazioni dei cittadini", precisa De Marchi, "sono il riflesso di come questi percepiscono le istituzioni politiche e scientifiche e chi ha il compito di salvaguardare la salute pubblica".

Rifiuti a Napoli di bartodoc
Rifiuti a Napoli (Fonte: www.flickr.com; Autore: bartodoc)

Un copione che tende a replicarsi

In diverse occasioni la polemica sui termovalorizzatori ha assunto toni molto accesi.

Un esempio: il caso riguardante Umberto Veronesi, Beppe Grillo e Stefano Montanari. Ovvero un oncologo di fama mondiale, un comico e un ricercatore che studia le nanoparticelle.

Ma anche altre vicende controverse, come quelle della tav, degli ogm o del nucleare, presentano tratti comuni a questa: nel momento in cui il sapere scientifico entra in scena per giustificare una posizione, ci si trova di fronte a pareri opposti, conflitti di interesse e alla spiacevole percezione di un uso strumentale delle evidenze scientifiche.

L'informazione sui rischi e la scienza come "supermarket"

In tutti questi casi i contrasti interni al sapere scientifico portati nell'arena del dibattito pubblico hanno fatto e fanno pensare a una scienza da "supermarket": vai e prendi il dato che ti occorre per giustificare alcuni interessi rispetto ad altri.

Difficile quindi capirci qualcosa e soprattutto come possono esistere dati scientifici tanto differenti?

Fabrizio Bianchi, epidemiologo dell'Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa e autore di diverse rassegne bibliografiche e articoli scientifici sul tema, spiega che gli studi scientifici chiamati in causa per giustificare l'"assenza di rischio" o la "certezza assoluta del danno" in materia di inceneritori, forniscono risultati con margini di incertezza più o meno ampi.

Il principiio di precauzione

In un articolo pubblicato su Alto Adige, Bianchi ha dichiarato di provare inquietudine di fronte al giudizio di assenza di rischio per le popolazioni residenti intorno a inceneritori, rilasciato da Veronesi e da altri epidemiologi e oncologi di riconosciuto valore. Non tanto perché non condivide il giudizio, ma per l'assunzione di una certezza che il metodo scientifico in uso non consente di dare.

Per le stesse ragioni afferma: "Non concordo assolutamente con quelle posizioni che prendono i soli risultati di presenza di rischio e ci confezionano una posizione di certezza assoluta del danno".

L'inceneritore di Gioia Tauro di antonello aangano
L'inceneritore di Gioia Tauro (Fonte: www.flickr.com; Autore: antonello mangano)

Secondo Fabrizio Bianchi è cruciale, in ambito epidemiologico, un uso corretto del principio di precauzione, secondo il quale le analisi si fanno a partire da evidenze disponibili e incertezze da colmare, entrambe lette e interpretate con le adeguate metodologie scientifiche, senza pregiudizi né conflitti di interesse.

Una questione socio-politica

Di fronte a una scienza brandita come "l'arma della certezza" e invece capace di portare spesso a conclusioni diametralmente opposte, Bruna De Marchi afferma: "Quello che ormai è chiaro è che la scienza non garantisce la verità assoluta e non è un indicatore di certezze. Non sono solo i numeri della statistica e dei dati epidemiologici a creare la fiducia. Affidarsi a quest'unico tipo di conoscenza", dice la sociologa, " è inefficace".

E riferendosi alla questione dei termovalorizzatori conclude: "Accettare o non accettare una discarica, un inceneritore di rifiuti o un qualunque impianto o attività è il risultato di un dialogo che tiene conto di diverse prospettive, schemi culturali, valori ed esperienze che insieme spostano il fuoco del dibattito dalla questione puramente scientifica a quella socio-politica".

( 12 agosto 2008 )


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