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Recensione

Il museo dei sapori di Tonino Guerra

L'Orto dei frutti dimenticati di Pennabilli (RN) conserva le specie frutticole non più in commercio: ricorda alle generazioni future i sapori che addolcivano i palati dei nonni.


Come il regno animale anche quello delle piante ha molte specie in via di estinzione. Contro l'impoverimento della biodiversità della frutta il poeta e sceneggiatore Tonino Guerra ha voluto l'Orto dei frutti dimenticati, nato nel 1990. Si trova a Pennabilli (RN), negli Appennini romagnoli.

Centinaia di specie frutticole scomparse

L'Orto dei frutti dimenticati salvaguarda sapori che al mercato non si trovano più ormai da decenni: l'albero dell'Azzeruolo, con le sue bacche rosse e gialle al gusto di mela; la pera Cotogna e la Corniola, una specie di ciliegia oblunga e aspra. E poi varietà di Giuggiolo, l'Uva spina, la Ciliegia Cuccarina e il Biricoccolo, la susina blu con la buccia vellutata simile a quella dell'albicocca, e decine di varietà di mele: Cavilla rosa, Pomella verde, Decana d'inverno, Sant'anna.

L'Orto dei frutti dimenticati
L'Orto dei frutti dimenticati (Foto: Marco Pivato).

"L'Orto dei frutti dimenticati – spiega Tonino Guerra – è un orto botanico con la missione di mettere al riparo dalla selezione dei mercati i frutti che non si usa più proporre al pubblico: è un museo dei sapori antichi e di quelli già scomparsi". Per il poeta la "voracità dei mercati" sarebbe il trend commerciale che chiede esclusive specie di frutto, le più adattabili alla conservazione e alle richieste. Una selezione che spingerebbe l'agricoltura a non curare specie poco redditizie, a destinare i campi alle altre, e a condannare all'estinzione molti frutti.

La rievocazione di senzazioni memori

Alcuni dei frutti dimenticati sono frutti, racconta il poeta, "bruttini", e anche "piccoli", diversi dalle specie appetibili, quelle di grandi dimensioni che siamo abituati a vedere nei supermercati e risultati da nuovi incroci. Per questo il poeta considera L'Orto dei frutti dimenticati "un museo dei sapori". Ed è un museo dedicato ai ragazzi, "perché conoscano i sapori che addolcivano le bocche dei nonni".

Frutti dimenticati
Frutti dimenticati (Foto: Marco Pivato).

In quelle specie, scomparse dai banchi, "ci sono sapori che stimolano sensazioni memori". Marcel Proust in "Alla ricerca del tempo perduto" rievocava il legame tra sapori e ricordi, nella scena in cui il protagonista inzuppava un "madeleine", un biscotto, che lo riporta ad affettuosi ricordi infantili.

L'americano Jonah Lehrer, neuroscienziato e giornalista free-lance, ha recentemente pubblicato "Proust era un neuroscienziato" – in Italia edito da Codice edizioni, 2008 – , un saggio dalla curiosa tesi: Proust prima di ogni fisiologo riconobbe l'importanza dell'olfatto e del gusto nella rievocazione della memoria. Un pioniere, insomma, essendo provato, oggi, che effettivamente olfatto e gusto sono gli unici sensi collegati direttamente con l'ippocampo, il centro della memoria a lungo termine.

Un museo scientifico dei sapori

L'Orto dei frutti dimenticati conserva soprattutto prodotti locali, ma anche "esotici", come i frutti del Gelso (nome scientifico Morus Alba) , donato il 15 giugno 1994 personalmente dall'attuale Dalai Lama del Tibet, Tenzin Gyatso. Il Gelso del Dalai Lama è il gioiello dell'Orto. A primavera svetta, bianco, "come uno spruzzo, un fossile di neve nell'aria", dice Guerra. A giugno frutta variopinto, sfumando nelle settimane al verde chiaro e al viola scuro.

Il gelso donato dal Dala Lama
Il gelso donato dal Dalai Lama (Foto: Marco Pivato).

Tonino Guerra non è uno scienziato, è un poeta, è lo sceneggiatore di Federico Fellini e Michelangelo Antonioni. Ma la sua iniziativa di salvaguardia della biodiversità frutticola però ha creato un piccolo museo scientifico, un museo dalla tipica poetica "guerriana": la filosofia del ricordo, della nostalgica conservazione dei sensi: sapori, odori, colori e "suoni... L'Orto infatti è un luogo solitario, lontano dalla Città; d'inverno puoi sentire il rumore della nebbia che scricchiola tra i suoi rami".

( 03 settembre 2009 )


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