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Opinione

Il creazionismo non si mostra

"Gli antievoluzionisti strumentalizzano il dibattito." Meglio non prenderli in considerazione secondo Telmo Pievani, curatore dell'esposizione romana dedicata a Darwin.


Nella versione originale, quella allestita a New York all'American Museum of Natural History, la sezione sul creazionismo c'era. In quella italiana, curata da Telmo Pievani insieme agli evoluzionisti Ian Tattersall e Niles Eldredge, è stata eliminata.

La grande mostra "Darwin 1809-2009", ospitata a Roma al Palazzo delle Esposizioni nel bicentenario della nascita di Charles Darwin, parla di tutto meno che delle polemiche antievoluzioniste che da 150 anni, dalla pubblicazione de L'Origine delle specie, accompagnano il pensiero rivoluzionario del naturalista inglese.

"È una scelta forte e ne siamo consapevoli", dice Telmo Pievani, dell'Università di Milano Bicocca, che è stato in questi anni uno degli intellettuali impegnati in prima linea nella polemica contro l'antidarwinismo.

Ma quali sono le ragioni di questa scelta?

La prima è di carattere culturale. Quella sezione era una ricostruzione storica del dibattito americano, legato soprattutto all'insegnamento nelle scuole del creazionismo prima e dell'intelligent design poi. Riportava stralci e testimonianze di più di un secolo di discussioni, dal processo Scopes del 1925 in poi. Abbiamo ritenuto inopportuno includere in una mostra italiana un'intera sezione tipicamente americana.

L'altra motivazione?

La mostra stessa vuole essere la risposta alle polemiche creazioniste. A questo scopo abbiamo ripensato un'intera sezione dedicata all'evoluzionismo dopo Darwin e aggiunto una sezione sull'evoluzione umana. Questo per mostrare al visitatore com'è "evoluto" il programma di ricerca scientifica, quali siano stati gli errori di Darwin e come siano stati corretti, che cosa sappiamo di nuovo che il naturalista inglese non poteva conoscere...

La sezione della mostra dedicata alle prove dell'evoluzione. (foto di Chiara Ceci)
La sezione della mostra dedicata alle prove dell'evoluzione (foto di Chiara Ceci).

Insomma, non ci interessa lo scontro diretto coi creazionisti. Se qualcuno ha dubbi o pregiudizi, può entrare, vedere la mostra e assumersi l'onere della controprova. Noi mostriamo la storia della scoperta scientifica di Darwin e la solidità delle evidenze empiriche attuali. Se qualcuno ha problemi con tutto ciò deve spiegarci perché…

Quindi la mostra si concentra solo sulle conoscenze scientifiche, ignorando le controversie religiose o politiche suscitate dalla teoria dell'evoluzione darwiniana.

Esatto. La domanda a cui la mostra vuole rispondere è: "Com'è arrivato Darwin alla sua teoria?". Volevamo che il visitatore, soprattutto giovane, potesse vedere la natura attraverso gli occhi di Darwin e capire il suo straordinario percorso intellettuale. Esibiamo questioni scientifiche, non filosofiche o politiche. Anche questo è un modo per rispondere alle polemiche con i creazionisti, che spesso confondono i due piani e fanno passare l'idea che le implicazioni politiche di una teoria possano agire retroattivamente sulla sua validità scientifica.

Vi si potrebbe accusare di rifiutare il confronto...

Sarebbe sbagliato. Vogliamo solo giocare sul nostro terreno. Spesso gli antievoluzionisti strumentalizzano il dibattito e gli scienziati sono costretti a difendersi. Questo induce lo spettatore a credere che l'evoluzionista, che pure parte da una base scientifica, stia difendendo un'ortodossia.

Ricostruzione del "sandwalk" di Darwin. (foto di Chiara Ceci)
Ricostruzione del "sandwalk" di Darwin (foto di Chiara Ceci).

Il creazionista per contrasto risulta simpatico, perché ricopre il ruolo di chi sovverte l'ordine precostituito. Assurdo, se si considera che le obiezioni dei creazionisti sono ancora quelle usate due secoli fa, mentre gli studi sui meccanismi evolutivi non si sono fermati.

Gli aggiornamenti attuali della teoria dell'evoluzione, coerenti con l'impianto neodarwiniano, sono di grande interesse e vanno raccontati. Anche la scienza evolve e non ha idee fisse o autorità precostituite, e questo è un messaggio che va fatto passare.

( 12 marzo 2009 )


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