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Dossier Privacy

Il corpo come password

Le tecniche biometriche sono utili, ma non sempre compatibili con le libertà individuali. Servono per identificare le persone, non per tenerle sotto controllo


C'è una sedia che identifica il suo legittimo proprietario dal modo in cui ci si accomoda. Il congegno è nato per la sicurezza dei voli aerei, contro eventuali dirottamenti. Ma i piloti, che non amano essere sottoposti a controlli biometrici, si rifiutano di sedervisi sopra. Gli autotrasportatori invece hanno colto il lato buono della tecnologia, e la sedia, che per ora è solo un prototipo, sarà utilizzata come antifurto per i camion.

Senza titolo (foto di ennebi)
Senza titolo (foto di ennebi)

Due facce della medaglia

Il caso della sedia è emblematico dell'ambivalenza d'uso delle tecnologie di riconoscimento. Con la biometria le persone possono essere identificate in modo automatizzato, sulla base di caratteristiche biologiche, come viso, impronte o iride, e comportamentali, come l'andatura e la firma. Per entrare in ufficio, in banca o all'aeroporto, per fare acquisti nella rete, al posto della password si esibisce il corpo. Ma ne vale la pena? Dipende dal rapporto costi e benefici.

"L'uso di dati biometrici, che riguardano caratteristiche uniche della persona, può comportare un sacrificio sproporzionato per le libertà degli individui, dichiara Mauro Paissan componente del Garante per la protezione dei dati personali, quindi occorre evitare l'utilizzo generalizzato e incontrollato di questi sistemi, valutando volta per volta l'effettiva necessità del loro impiego".

Parola d'ordine: cautela

Quando il ricorso alla biometria è proprio necessario bisogna adottare precise cautele. "Per esempio per le impronte digitali i sistemi di identificazione devono essere basati sulla lettura dei modelli cifrati corrispondenti all'impronta (template), posti su una smart card in uso esclusivo dell'interessato, evitando la costituzione di banche dati centralizzate", precisa Paissan. Inoltre si devono offrire modalità alternative di identificazione a coloro che non vogliano, o non possano, sottoporsi alla rilevazione biometrica. L'attegiamento di prudenza si concretizza nei provvedimenti emessi dal Garante per regolare l'uso dei sistemi biometrici di riconoscimento.

Sicurezza garantita

Ma non è rischioso affidare a un rilevatore automatico l'individuazione di chi accede a dati riservati, come per esempio quelli giudiziari o sanitari? "I sistemi biometrici di riconoscimento dell'impronta digitale e del volto, che sono gli unici a essere utilizzati in Italia, sono abbastanza sicuri", spiega Alessandro Alessandroni, del Cnipa, il Centro nazionale per l'informatica nelle pubbliche amministrazioni.

Anche ingannare il sistema sta diventando sempre più difficile: "Fino a qualche anno bastava un calco in silicone dell'impronta digitale per raggirare i rilevatori, continua Alessandroni, oggi i sensori più sofisticati sono in grado di capire se la parte del corpo è viva oppure no".

Mano quasi biometrica (foto di ennebi)
Mano quasi biometrica (foto di ennebi)

Ma l'Italia è indietro

Le frontiere della biometria vanno ben oltre le applicazioni consentite oggi in Italia. Il denominatore comune è la sicurezza. Qualche esempio? "I greci stanno studiando un sistema di misura dei tracciati encefalografici dei piloti di aerei - dice Emilio Mordini, coordinatore del progetto europeo Bite - con l'obiettivo di controllare a distanza che il pilota sia sempre lo stesso".

E ancora: combinando le informazioni sull'andatura, il tono di voce e la geometria facciale sarà possibile riconoscere i comportamenti anomali di eventuali terroristi nei luoghi a rischio, come gli aeroporti. Più sicurezza, in cambio di meno privacy.

Anche la biometria a uso civile si sta sviluppando. Casinò e ristoranti di lusso potranno contare su sistemi biometrici di riconoscimento della clientela. Lo scopo è quello di accogliere meglio i clienti buoni e mettere alla porta quelli non graditi.

Allarme rosso

"Ma la vera insidia della biometria non si cela nel riconoscimento dei singoli individi, avverte Mordini, ma nella classificazione di gruppi di persone, per ragioni discriminatorie o stigmatizzanti". Le tecniche biometriche di classificazione permettono infatti di riconoscere gruppi etnici o religiosi, sulla base dei caratteri somatici e dei comportamenti. Tecniche che potrebbero in futuro trasformarsi in una pericolosa arma a doppio taglio.

( 30 agosto 2007 )

La Rete, i test genetici, le nuove tecnologie biometriche, stanno trasformando il concetto di privacy. Perderemo il diritto alla riservatezza?


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