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I delfini non sono buoni

La notizia che la carne di cetacei è contaminata potrebbe finalmente fermare la mattanza dei cetacei, tradizionale usanza delle isole Fær Øer in Danimarca


Di recente Pál Weihe e Høgni Debes Joensen, ufficiali sanitari del governo delle isole Fær Øer (Danimarca), hanno raccomandato pubblicamente ai propri concittadini di evitare il consumo di carne di cetacei (balene e delfini), poiché contiene elevate concentrazioni di mercurio, Pcb e Ddt. In altre parole si tratta di carne tossica.

La cosa, già nota negli ambienti scientifici internazionali, in una realtà isolata come quella delle isole Fær Øer può avere l'effetto di una piccola bomba.

La pericolosità di queste sostanze è accertata: balene e delfini vedono abbassarsi le proprie difese immunitarie esponendosi al rischio di contrarre infezioni. Nell'uomo il mercurio ha effetti neurotossici, Pcb e Ddt sono cancerogeni.

Globicefalo avvicinato nelle acque del Santuario dei cetacei. www.tethys.org
Globicefalo avvicinato nelle acque del Santuario dei cetacei. www.tethys.org

Studi condotti sulla popolazione faroese hanno evidenziato che il consumo di carne di balena contaminata provoca problemi di natura immunitaria, cardiovascolare e neurologica nei feti. E negli adulti aumenta la possibilità di sviluppare il Parkinson, causa problemi circolatori e può portare all'infertilità.

Un rito tra passato e presente
Grindadráp è il nome con cui gli abitanti dell'arcipelago faroese chiamano l'annuale caccia ai globicefali, delfinidi sociali che vivono in gruppi di centinaia di individui.

Il Grindadráp visto dal pittore faroese Sámal Joensen-Mikines,1942. (www.flickr.com)
Il Grindadráp visto dal pittore faroese Sámal Joensen-Mikines,1942. (www.flickr.com)

Esistono delle leggi imposte dalla comunità europea che regolamentano la macellazione degli animali evitando loro inutili sofferenze, ma queste vengono sistematicamente ignorate. Le isole Fær Øer sono una nazione autonoma e indipendente al di fuori della giurisdizione del governo danese.

Nel 1986 la Commissione baleniera internazionale (Iwc, International Whaling Commission) ha sancito un regime di moratoria alla caccia commerciale, ma ha anche stabilito una "quota di animali cacciabile" utile al sostentamento di popolazioni indigene come gli Inuit.

Un massacro inutile
L'aspetto commerciale del Gridadràp è secondario poiché l'indotto economico è modesto. I turisti non possono assistere alla mattanza e la carne viene consumata nei ristoranti locali o venduta essiccata. "La caccia è intollerabilmente crudele, non dettata da reale necessità, e non è escluso che metta a rischio le popolazioni che ne sono il bersaglio" sostiene il cetologo italiano Giuseppe Notarbartolo di Sciara.

In questi anni né l'associazione ambientalista Greenpeace né la WDCS, la società per la conservazione delle balene, sono riuscite a convincere le autorità fareosi a fermare la caccia.

Che la vendita della carne dei cetacei non sia redditizia sul mercato è un fatto accertato. In Giappone viene venduta a caro prezzo in pochi ristoranti esclusivi, il resto finisce nelle scatolette per animali domestici.

Per la popolazione locale l'alternativa economica alla caccia c'è, permette di pescare meno , e si chiama Whale watching: l'osservazione degli animali nel loro ambiente naturale a bordo di imbarcazioni in compagnia di esperti biologi.

( 05 febbraio 2009 )


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