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Recensione

Heisenberg, fisici e poeti. Relazioni pericolose

"Incertezza" di David Lindley (2008, Giulio Einaudi editore, 245 pagine, 22 euro)


In Incertezza, David Lindley, editor di Nature e Science, ricostruisce con dovizia di storico gli avvenimenti che portarono il venticinquenne Werner Heisenberg a formalizzare matematicamente il Principio di indeterminazione.

Nel 1927, all'epoca dei fatti, Heisenberg sconvolge la comunità degli scienziati, in un momento in cui, dopo gli articoli di Einstein, la fisica si è appena risvegliata da un torpore secolare. Anche questa volta, come al tempo della relatività, lo sconcerto provocato dalla nuova visione del mondo ha un impatto epocale, spaziando dalla fisica alle filosofie.

Il Principio di indeterminazione: non solo storia della scienza

Lindley non si limita alla cronistoria delle scoperte: le implicazioni del Principio, infatti, influenzeranno profondamente le relazioni tra il pioniere, i suoi sostenitori, gli avversari e la comunità scientifica in generale, animando un dibattito che, prima ancora che accademico, è profondamente intimo, personale.

Werner Karl Heisenberg nel 1927
Werner Karl Heisenberg nel 1927

La portata della nuova scoperta è tale che la comunità scientifica è serrata in una riflessione non solo formale ma anche filosofica. Un confronto interno, a tratti aspro, sul piano personale oltre che su quello teorico.

La ricostruzione storica, il rigoroso percorso logico e cronologico, seppur preziosi, non sono l'aspetto più attraente e originale del libro. Ad avvincere è l'intreccio, le relazioni 'sentimentali' dei numerosi personaggi alle prese con il Principio.

La parola chiave, nel racconto di Lindley, è 'relazione'. La relazione fondamentale è quella tra l'uomo e la natura evocata dal Principio, ma c'è un'altra relazione ugualmente fondamentale: quella umana, indagata da Lindley nella comunità di esperti che si gratta la testa sulle matrici di Heisenberg.

Niels Bohr e Albert Einstein nel 1925
Niels Bohr e Albert Einstein nel 1925

Così, leggendo i carteggi messi insieme dall'autore immaginiamo un Albert Einstein frustrato dalla meccanica quantistica, atterrito dalla probabilità e da un Dio, il Grande Vecchio, come lo chiama, che "Gioca a dadi" con l'Universo. Con Einstein c'è Niels Bohr, padre della teoria atomica moderna, un omone impacciato con le formule ma abile con l'immaginazione: sarà lui a dare man forte all'allievo Heisenberg davanti agli anziani.

Il Principio diventa uno slogan

Ma che cosa esprime di così critico il Principio di Heisenberg da sconvolgere i suoi contemporanei? La materia, nella rivoluzionaria interpretazione che si afferma in quegli anni, è composta da piccole particelle che seguono le regole della neonata meccanica quantistica, un modello che da allora confonderà per sempre la rassicurante concreta visione della natura.

In questo quadro, l'osservazione di una particella subatomica comporta, intrinsecamente, un errore nella misura delle sue caratteristiche coniugate: per esempio, possiamo conoscere con buona approssimazione la velocità della particella, a patto di perdere informazioni sul luogo in cui si trova.

Un rompicapo per fisici; ma c'è materia anche per poeti, sottolinea Lindley.

Una formulazione del Principio di indeterminazione di Heisenberg
Una formulazione del Principio di indeterminazione

L'incertezza da principio scientifico diventa metafora: stimola le meditazioni che si susseguiranno per tutto il corso del Novecento, quando ormai diverrà proibito paragonare la scienza a un cannocchiale regolabile, perché lo scienziato è al tempo stesso osservatore e oggetto osservato.

Un 'conflitto d'interesse', un imbarazzo che da quel momento impedirà di pensare all'uomo e alla natura come entità separate. E la retorica, secondo l'autore, si è appropriata indebitamente di questi elementi, marciando sul fascino di una legge scientifica che afferma "L'impossibilità di stabilire la pura verità delle cose."

Da allora in poi, nota Lindley, "I giornalisti ammettono che le loro opinioni influenzano le storie che riferiscono [...] Gli antropologi si dolgono del fatto che la loro presenza disturba il comportamento delle culture che esaminano".

Insomma, l'osservatore cambia l'oggetto della sua osservazione, qualunque osservatore e qualunque oggetto siano.

Ma non stavamo parlando di fisica quantistica?

La storia del Principio di indeterminazione, similmente a quella della relatività, è quindi paradigmatica delle dinamiche attorno alle rivoluzioni scientifiche ed epistemologiche. Sottolinea come una scoperta scientifica sia figlia, oltre che della tecnologia, anche del tempo e degli umori; viene alla luce in un contesto culturale e in questo si riflette, sgomita per affermarsi, produce cambiamenti.

( 23 giugno 2008 )


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