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Recensione

Galilei, scienziato del terzo millennio

"Il futuro di Galileo". Dal 28 febbraio al 28 giugno 2009, Padova – Centro culturale Altinate.


Galileo venne accolto dalla città di Padova durante «li diciotto anni migliori di tutta la [sua] età», e oggi la scienza le restituisce il piacere: a quattrocento anni dalle prime osservazioni del cielo al telescopio, l'accademia apre le porte alla cittadinanza con una grande esposizione, Il futuro di Galileo.

Ancor più che l'opera di Galileo, sembra infatti l'Università la vera protagonista della mostra, insieme all'Istituto nazionale di fisica nucleare e a quello di astrofisica. Dal comitato scientifico alla realizzazione degli exhibit, dalla scelta alla strutturazione dei temi, la mostra appare come un omaggio alla ricerca accademica.

Ricercatori al lavoro!

A essere esposti sono il grande patrimonio storico dell'Università – con il telescopio di Galileo, i manoscritti originali, i microscopi, la pompa a vuoto, gli strumenti per misurare la resistenza dei materiali – e le moderne aree di ricerca in cui è impegnato il Dipartimento.

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La sala dedicata agli sviluppi contemporanei della tecnologia microscopica (foto: Laura Russo).

La scienza galileiana è insieme uno spunto e un pretesto per mettere in mostra il lavoro dei ricercatori: un'occasione succulenta, che sfrutta la ricorrenza dell'anno internazionale dell'astronomia.

Come nella migliore tradizione britannica, i ricercatori sono impegnati in prima persona nella comunicazione della scienza, e l'attività divulgativa – all'interno di una struttura museale pubblica – risulta come un naturale spin off dell'attività di laboratorio.

Un allestimento attento alla tecnologia

Divisa in sette sezioni, la mostra ripercorre le tappe della fisica galileiana dalle origini agli sviluppi contemporanei, e il suo diramarsi in tutte le discipline: dalla meccanica all'astronomia, dalla scienza dei materiali alle nanotecnologie, dall'ottica alle biotecnologie e alla storia del cosmo.

Il tutto è inserito in un ambiente immersivo, accuratamente studiato dai curatori Giulio Peruzzi e Sofia Talas. I giochi di luce e di specchi moltiplicano gli spazi e restituiscono le atmosfere dell'universo.

Le didascalie e i pannelli sono scorrevoli ed efficaci, anche se non sempre curati nella forma linguistica. Alcuni sono stampati a tutta parete, altri direttamente sul plexiglas delle bacheche: un supporto inedito ma che, proprio perché trasparente, spesso rende difficile la lettura.

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L'ultima sezione della mostra: la storia dell'universo (foto di Francesco Danesin; fonte: http://www.ilfuturodigalileo.it)

La carta, insomma, pare bandita dalla mostra, che si impone invece come un inno alla tecnologia del Terzo Millennio. I preziosi testi galileiani del Seicento sono racchiusi in piccole teche di vetro: accanto, un computer permette di leggerli in formato digitale, e di sfogliare le immagini delle antiche pagine sfiorando un touchscreen con il dito.

Attenti al video

Tutta la mostra è cosparsa di schermi e proiettori, che servono non solo a diffondere in loop i filmati esplicativi, ma anche per presentare le immagini a tutta parete e in modo più suggestivo.

Di ogni filmato sono segnalati anche la durata e lo stato di avanzamento: in questo modo il visitatore può scegliere se e quando guardare il filmato e organizzare il proprio percorso nella sala.

Peccato che la cura estetica non riveli sempre un'efficace sinergia con i contenuti scientifici: a lungo andare la scelta della forma video per spiegare concetti e momenti della fisica risulta ripetitiva e la visita si riduce a una visione di filmati in successione.

L'osservatore non è mai chiamato a interagire con gli oggetti, salvo, in rari momenti, a premere il bottone che fa partire un esperimento: anche in questi casi, però, il suo intervento non modifica in alcun modo la fruizione, che è sempre predeterminata e a senso unico.

Una mostra: per chi?

Gli spazi, in compenso, sono ben congegnati per permettere il passaggio di grandi gruppi, e la condivisione e il dialogo tra visitatori grandi e piccoli. Tutta la mostra sembra infatti cucita intorno a loro: famiglie e comitive scolastiche sono il suo pubblico più frequente.

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Acceleratori di particelle (foto di Francesco Danesin; fonte: http://www.ilfuturodigalileo.it)

Per loro, intorno all'evento centrale, gli organizzatori hanno preparato un'ampia serie di iniziative: oltre alle conferenze tradizionali, è possibile partecipare a videoproiezioni, osservazioni al telescopio, spettacoli teatrali, corsi di formazione per gli insegnanti, laboratori e perfino un concorso letterario per ragazzi. A casa, poi, iscrivendosi al sito si può accedere gratuitamente a tutti i materiali interattivi consultati sul posto.

A ogni livello, Il futuro di Galileo si propone dunque come una potente interfaccia capace di mettere in comunicazione realtà stratificate e distanti: dalla svago alla scienza, dalla politica alla scuola, dalla rigore scientifico alla spettacolarità tipica dei grandi eventi.

( 23 giugno 2009 )


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