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Dossier Trent'anni di Legge Basaglia

Fuori dal manicomio famiglie troppo sole

Famigliari in difficoltà in una quotidianità dolorosa. Le associazioni si dividono tra chi chiede maggiore impegno nell'applicare la 180 e chi vuole cambiarla


"Le famiglie vivono situazioni di grave disagio, afferma Ernesto Muggia, ex presidente dell'Unasam, Unione nazionale delle associazioni per la salute mentale, in particolare quando il malato è in casa. Il sostegno che ricevono dallo Stato è molto scarso."

Maria Luisa Zardini, presidentessa dell'Arap, Associazione per la riforma dell'assistenza psichiatrica, sottolinea che ancora oggi l'assistenza domiciliare è assolutamente insufficiente. "Il malato non viene seguito, dichiara Zardini, viene visitato nei centri di diagnosi e cura nei momenti di fase acuta. Una volta uscito da lì, viene dimenticato."

Scene di danza contemporanea. Coreografa: Maresa von Stockert (www.wivenhoe.gov.uk/.../mar06.htm).
Scene di danza contemporanea. Coreografa: Maresa von Stockert (www.wivenhoe.gov.uk/.../mar06.htm).

Se le associazioni sono unanimi nell'individuare gli aspetti critici dell'attuale situazione sanitaria, hanno però posizioni molto diverse riguardo alla legge 180 e all'eventualità di riformarla.

Esempi significativi di questa diversità di vedute sono proprio Unasam e Arap. La prima incarna lo spirito della riforma Basaglia e rivendica una migliore applicazione della legge. La seconda sostiene la necessità di un suo superamento.

Fattori comuni restano il disagio e il rifiuto dello stigma che colpisce tutto il mondo della salute mentale: malati, operatori e famiglie. Ma differenti orientamenti culturali, e anche politici, portano a diverse conclusioni.

Unasam: buona la legge, carente l'applicazione

"Oggi l'opinione pubblica non è a favore dei matti, argomenta Muggia a favore della 180. Una riforma adesso rischierebbe di essere un balzo all'indietro. Basti pensare alla proposta di riforma nel programma elettorale di Forza Italia: non si vuole un miglioramento, ma un ritorno all'epoca manicomiale."

"Lo spirito della legge 180 è quello di prendersi cura della persona malata, avviandola verso una possibile guarigione e verso la sua reintegrazione nella società", afferma Muggia.

Nel buio della follia. Olio su tela di Giuseppe Corradino (www.equilibriarte.org/art/45).
Nel buio della follia. Olio su tela di Giuseppe Corradino (www.equilibriarte.org/art/45).

La legge prevede interventi di prevenzione, cura e riabilitazione in presìdi psichiatrici extra ospedalieri. Il problema non è la legge, ma la sua applicazione.

"La strada giusta è quella della recovery, cioè del recupero del malato nel contesto sociale: è la via indicata da Franco Basaglia, afferma Muggia. Di fatto, però, mancano i soldi per garantire l'assistenza e per creare le strutture adeguate. Manca un terzo del personale psichiatrico necessario. In queste condizioni i centri di salute mentale non sono in grado di fornire assistenza domiciliare, né tanto meno attività riabilitative."

Le stesse associazioni dei famigliari non ricevono aiuti statali, pur garantendo un'importante collaborazione a chi si occupa di salute mentale.

"Lavoriamo da soli, afferma Muggia, a differenza di quanto avviene in Francia o in Svezia, dove lo Stato sostiene gli organismi di autoaiuto."

In Italia, invece, i fondi sono locali e il Trentino Alto Adige è la Regione che investe di più.

Arap: una legge da cambiare

Contraria la posizione dell'Arap, nata come associazione riformista già tre anni dopo l'approvazione della legge Basaglia.

"La legge 180, ferma Zardini, ha smantellato le strutture psichiatriche esistenti senza averle prima sostituite con strutture alternative. La 180 dovrebbe definire in dettaglio le strutture di cura e riabilitazione, precisare la frequenza e la forma dell'assistenza, specificare i fondi da assegnare alle varie attività. È la legge a dover dire cosa bisogna fare e come: la legge Basaglia non entra nel merito di questioni sanitarie fondamentali."

"Nel caso di genitori anziani, prosegue Zardini, la gestione di un figlio malato diviene insostenibile, se non c'è un'assistenza domiciliare settimanale. È inoltre necessario tenere in osservazione i malati gravi per più tempo. In questo modo sarebbe possibile verificare la correttezza della cura farmacologica prescritta e assicurarsi che il malato esca dal centro in condizioni migliori."

( 13 maggio 2008 )

La 180 cancellando lo stigma della follia ridiede voce ai matti. Ma resta ancora molto da fare perché la legge sia pienamente applicata e il disagio mentale non pesi troppo sulle famiglie.


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