Letture consigliate

Il podcast del giornale del Master in Comunicazione della Scienza, Sissa
Master in Comunicazione della Scienza
Journal of Science Communication
Innovations in the Communication of Science

Opinione

Fotoreporter virtuale

Secondo Marco Cadioli, reporter in Second Life, questa fase è fondamentale per capire la società della rete. Arte e scienza più forti del business


A parlare è Marco Cadioli esperto di tecnologie 3D ed esploratore, attraverso l'identità del net reporter Marco Manray della grande community Internet di Second Life. Presenta i suoi photo reportage nel progetto Internet Landscape e ha da poco pubblicato il libro "Io, reporter in Second Life".

I mondi virtuali stanno modificando il nostro rapporto con la società?

È troppo presto per dirlo, è un fenomeno che riguarda gruppi ristretti ed elitari di persone, con relativamente poche ricadute sulla società. Ma è importante proprio questa fase di sperimentazione diffusa per capire quali modelli scegliere per gli spazi di socialità e collaborazione in rete.

Già ci si pongono delle domande su come organizzare una società all'interno di un mondo virtuale, si pensa ai meccanismi per la presa delle decisioni che riguardano tutti, l'esistenza o meno di un gruppo che detta le regole, problemi di privacy e proprietà. Molti dei temi sociali vanno affrontati e ridiscussi all'interno del virtuale.

Sembra che a dispetto di quanti puntano sul business, Second Life diventerà una piattaforma per veicolare contenuti artistici e comunicativi.

Sì è vero, l'arrivo delle grandi aziende ha adottato spesso un approccio mordi e fuggi, ma appena ottenuta visibilità sui media tradizionali se ne sono andate perché in fondo non avevano progetti concreti e idee coerenti a un mondo virtuale. Le aziende pensano di ottenere subito dei ricavi e non accettano una lunga fase di gestazione e di sperimentazione, cosa che invece sanno fare gli artisti e i ricercatori. In tal senso Second Life rimane un'esperienza viva e aperta, perché è veramente un luogo dove si possono costruire occasioni di scambio, lavoro collaborativo.

Ci sono molti temi aperti sui quali si sta discutendo. Sto partecipando in questi giorni a un dibattito aperto on-line per la progettazione di un museo del metaverso, si parla di architettura, di conservazione, di come progettare uno spazio che diventi reale luogo di incontro.

Marco Manray at Forest Shanga
Marco Manray at Forest Shanga
www.internetlandscape.it

E per l'apprendimento ci sono moltissime situazioni interessanti. Ho realizzato un reportage per Radio3scienza sui luoghi della scienza in Second Life, e ho incontrato musei di ogni tipo, da quello degli abissi dove potevi scendere fino a 5.000 metri sott'acqua a quello dei viaggi spaziali, con esposti in scala tutti i modelli di missili storici. Ci sono ricostruzioni di cellule nelle quali si può entrare, modelli di molecole. C'è tutta la potenza della simulazione che può essere utilizzata per la didattica, potendo trovarsi all'interno della simulazione stessa.

Qual è il tuo rapporto con le istituzioni in Real Life? Dove realtà concreta e virtuale si discostano e dove si sovrappongono?

I miei scatti nascono nella rete ma vivono fuori di essa. Creo un ponte tra dentro e fuori, per cui la loro esposizione in spazi di Real Life è fondamentale.
Espongo i miei lavori in contesti artistici, come è stato al Museo delle arti del XXI Secolo di Roma, al Pescara Electronic Artists Meeting e recentemente alla Galleria Overfoto di Napoli, in una ricerca personale sull'evoluzione del paesaggio della rete iniziata nel 2003.

Ho realizzato anche reportage commissionati dalla stampa dando un valore documentario alle immagini scattate, perché le mie foto raccontano una storia reale anche se si svolge in uno spazio virtuale. C'è continuità tra dentro e fuori la rete, ci sono molte aree di sovrapposizione tra i due mondi in una situazione sempre più diffusa di mixed reality.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Continuo a fotografare il metaverso. Ora sto cercando le terre incontaminate dall'uomo, i paesaggi deserti, le zone naturali dove non ci sono costruzioni. Sono foto di paesaggio apparentemente molto classiche, in bianco e nero, mi sono travestito da Ansel Adams (uno dei più famosi fotografi del paesaggio, interpretato secondo i toni del bianco e nero) e sto cercando un West immaginario che mi dia il senso di un mondo al suo inizio.
Sto raccogliendo questi materiali attorno ad una domanda di Liebniz "Why is there something rather than nothing?" perché mi stupisce ancora camminare con il mio avatar in Second Life.

( 06 aprile 2008 )


Jekyll © 2000–2009 SISSA, Trieste - Codice Fiscale 80035060328