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Opinione

"Credo nelle staminali, non ai miracoli"

Elena Cattaneo, paladina delle embrionali, spiega perchè va dritta per la sua strada nonostante gli sbarramenti alla ricerca


Non ha intenzione di fermarsi anche a costo di rimanere isolata. Elena Cattaneo, direttore del Laboratorio di ricerca sulle cellule staminali e malattie neurodegenerative di Milano, è una delle poche scienziate in Italia a portare avanti la ricerca sulle staminali embrionali. Con grandi difficoltà a causa degli scarsi finanziamenti pubblici e i continui attacchi frontali sollevati dai dilemmi etici e religiosi. Ma Cattaneo difende a spada tratta il suo lavoro e invoca sopra tutto la libertà della ricerca. In parallelo, si impegna in attività di comunicazione perché sente il compito di riequilibrare l'informazione ideologica e faziosa sulla ricerca in questo campo, spiegando che le staminali adulte non possono tutto e che la ricerca deve continuare ad ampio spettro. Sulla rivista Nature ha lanciato più di un appello (l'ultimo, il 2 luglio) contro gli stop del governo ai finanziamenti sulle cellule staminali embrionali.

Elena Cattaneo, tra i suoi cavalli di battaglia c'è il tentativo di sfatare il mito sulle cellule staminali eticamente corrette. Perché tanta ostinazione?
Molto spesso chi difende la ricerca sulle staminali adulte lo fa con la tattica di sminuire l'importanza delle embrionali. Ma è falso affermare che lo studio delle cellule staminali adulte, rispetto a quelle embrionali, garantirà con maggiori probabilità cure efficaci. Nel mondo della ricerca non si può mai sapere a priori quale filone sia migliore. Sarebbe come arrogarsi la capacità di prevedere i risultati di decine di scienziati in tutto il mondo. La ricerca procede per piccoli passi, mettendosi continuamente in dubbio. Per lo stesso motivo non può essere abbandonato neanche lo studio delle staminali adulte.

Elena Cattaneo, durante un intervento
Elena Cattaneo, durante un intervento a un convegno

Intanto nel dibattito sui media si sente spesso dire che le adulte sono facili da trattare e che promettono cure più efficaci...
In generale sulla stampa non si parla mai della ricerca pura, perché si basa su tonnellate di dati e dettagli che la rendono poco allettante. La comunicazione preferisce puntare dritta alle cure. Così si rischia di far credere che è interessante ricercare solo ciò che cura. Sui media prevale l'immagine di una scienza vittoriosa, mentre la sua vera forza è l'onestà del dire "oggi ti offro questo e mi farò altre domande per offrirti qualcosa di meglio domani". Ma anche gli scienziati hanno le loro colpe nel non saper comunicare quello di cui si occupano.

Per questo motivo ha deciso di dedicare tempo all'attività di comunicazione?
È un bisogno fisiologico, sento l'esigenza di condividere quello che penso. Quando si fa comunicazione ci si mette a dura prova: prendere posizioni è doloroso, perché puoi essere criticato e attaccato. Allo stesso tempo, però, accetti il gioco per vedere se il tuo pensiero convince gli altri.

Staminali adulte miracolose e ricerca sulle staminali adulte inutile: due messaggi estremi e sbagliati, quindi. È possibile trovare un compromesso?
Non serve alcun compromesso, perché questi estremi esistono solo nella comunicazione, non nella scienza. La ricerca sulle staminali adulte non verrà mai abbandonata. Senza nascondere le debolezze che gli scienziati incontrano nel loro lavoro, bisogna spiegare con precisione che tipo di cellule staminali servono a fare che cosa.

Le embrionali, per esempio, sono alla base delle ricerche sulle patologie neurodegenerative, mentre quando occorrono trapianti di cellule sanguigne, di cornea o pelle, vengono usate le adulte. I media dovrebbero indagare meglio dietro un risultato scientifico: spesso il metodo è ancora più interessante del risultato, l'idea che qualcuno abbia avuto una particolare intuizione leggendo e interpretando la letteratura in un certo modo.

Lei sente la necessità di parlare ai cittadini: per farli partecipare o per convincerli?
Perchè siano cittadini consapevoli. Ma mi rivolgo anche ai politici perché capiscano il nostro impegno.
(ha collaborato Matteo Bisanti)

( 06 luglio 2009 )


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