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Come ti salvo una lingua

La lotta per la salvaguardia della diversità linguistica passa per grandi progetti e iniziative politiche. Ma spesso si ascoltano poco i linguisti...


Una ogni due settimane. Secondo l'Unesco sono tremila le lingue destinate a scomparire entro la fine di questo secolo. Alcune organizzazioni internazionali, come l'Endangered Language Fund (Elf), si stanno muovendo per arginare questo fenomeno.

Nato presso l'Università di Yale, in Connecticut, da dieci anni Elf raccoglie fondi per promuovere progetti di documentazione e recupero delle lingue in via di estinzione.

"Quando una lingua scompare, si perde un pezzo importante della cultura umana, che si è plasmata nel corso dei millenni", spiega Pier Marco Bertinetto, professore di Linguistica presso la Scuola normale superiore di Pisa.

Come nasce il suo impegno all'interno del progetto di salvaguardia delle lingue?

Benché il mio interesse sia sorto in modo indipendente da Elf o da altre iniziative affini, la finalità è certamente la stessa per tutti: la salvaguardia di quell'immenso e straordinario patrimonio dell'umanità rappresentato dalla diversità linguistica.

Gli etnolinguisti difendono le lingue in via di estinzione registrandone suoni e parole
Gli etnolinguisti difendono le lingue in via di estinzione registrandone suoni e parole (foto di Frances Densmore, cacciatrice di canzoni)

Su questo punto, tuttavia, non si può che essere pessimisti: molte delle lingue attualmente parlate spariranno, facendo la fine delle tante già scomparse, non solo in tempi recenti.

La distribuzione geografica dei progetti promossi da ELF è uniforme?

Penso che nelle intenzioni dei proponenti sia così. Ma bisogna tener conto di molti fattori. Certe comunità sono difficilmente avvicinabili per le ragioni più diverse: situazioni belliche in corso, difficoltà logistiche o di ordine pubblico, o addirittura lo scarso interesse di certe comunità a essere infiltrate da linguisti o antropologi.

Che cosa si perde con la diversità linguistica?

Prima di tutto si perde la ricchezza del vocabolario, che spesso riflette il mondo fisico e simbolico tipico delle diverse popolazioni.
Ma il problema va visto anche – e soprattutto – in termini di costruzione della facoltà di linguaggio: benché esistano i linguaggi animali, nessuno parla come gli uomini. Questa specificità, dovuta a un'evoluzione millenaria, rappresenta una straordinaria sfida conoscitiva.

In che senso?

Posso spiegarmi con questo paradosso: le lingue differiscono in maniera impressionante tra loro, anche in termini strutturali; eppure, ogni bambino può acquisire qualsiasi lingua, purché sia esposto nel periodo dell'apprendimento ad essa.
Per sciogliere il paradosso bisognerà arrivare a comprendere ciò che è comune a tutte le lingue, al di là della loro palese difformità. Ecco dunque l'urgenza di studiarle: quando il loro numero si sarà drasticamente ridotto, diventerà impossibile svelare compiutamente il mistero.

L'Italia presenta un panorama linguistico variegato, caratterizzato da tantissimi dialetti e comunità linguistiche. Siamo a rischio?

A essere in pericolo sono i dialetti, non tutti a base romanza – in Italia si parlano anche varietà germaniche, slave, greche, albanesi, oltre alle varietà romanze a base italiana, francese, catalana.

Donne arbëreshe, tessitura della ginestra (foto di Giovanni Pulvirenti)
Donne arbëreshe, tessitura della ginestra (foto di Giovanni Pulvirenti)

Oltre a ciò, in certe zone del nostro paese si parlano lingue diverse dall'italiano, come tedesco, sloveno e, in misura ormai trascurabile, francese. Ma queste – a parte il francese appunto – sono saldissime, anche per la solidità delle comunità linguistiche di riferimento.

Una via praticabile può essere quella dell'educazione?

Su questo punto si fa spesso confusione. Le lingue vivono se continuano a essere apprese dai bambini. Certe lingue, pur parlate da qualche decina di migliaia di persone, sono irrecuperabili proprio perché nessun bambino le ha apprese a sufficienza; per converso, ci sono comunità di poche decine di individui la cui lingua non è in immediato pericolo. Quindi i programmi educativi rivolti a bambini in età scolare sono certamente efficaci nel lungo periodo, a patto che si crei una comunità di parlanti. Non bisogna invece farsi illusioni sull'efficacia dei programmi rivolti agli adulti.

Come viene identificata un'area linguistica a rischio?

In Italia, paese abitato da molti furbi, non di rado i contorni delle aree linguistiche vengono disegnati dalle autorità politiche locali al solo scopo di ottenere fondi pubblici, da spendere senza alcun rapporto con lo scopo di promuovere la conoscenza della lingua.
Potrà apparire sorprendente, ma nel disegnare tali confini non si chiede mai la consulenza di dialettologi e linguisti. Basti dire che in certi casi vengono inclusi nell'area linguistica da proteggere persino comuni in cui quel certo dialetto non è più parlato da tempo, o addirittura non lo è mai stato.

(in collaborazione con Giovanni Pulvirenti)

( 28 giugno 2008 )

Lingue che scompaiono o che evolvono? L'Unesco promuove il 2008 Anno internazionale


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