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Dossier Robot

Androidi con gli occhi a mandorla

In Oriente la società sembra pronta ad accoglierli nella vita quotidiana. Un' accettazione che ha radici lontane


Una sfida tecnologica si sta consumando tra Corea e Giappone. La posta in gioco è portare per primi i robot in mezzo alla gente.

Il programma della Corea è molto ambizioso, tanto che questa nazione occupa il sesto posto nella classifica mondiale per competitività e si stima possa raggiungere il livello del Giappone in circa 6-7 anni.

Il governo di Seul prevede che entro il 2020 ci saranno robot nelle case e nei luoghi pubblici, grazie ad un ambizioso progetto, chiamato "Ubiquitous Robotic Companion".

Ma il Giappone rimane il regno indiscusso della robotica. Non esiste nessun altro luogo al mondo dove i robot siano stati tanto accettati in ambito produttivo ma soprattutto sociale.

Ma quali sono le ragioni dell'enorme successo che riscuote la robotica in Giappone?

L'antico amore nipponico per i robot

L'amore dei giapponesi per i robot risale al XVI secolo, quando furono create le Karakuri ningyo, piccoli automi che servivano il tè, scendevano le scale o scagliavano frecce verso un bersaglio.

Fattori religiosi quale l'animismo, che attribuisce una personalità a ogni cosa, hanno facilitato l'accettazione sociale dei robot. Gli automi non sono considerati come nemici da temere, ma alla stregua di membri della famiglia.

Qesto atteggiamento favorevole verso i robot ha anche ricadute concrete: i robot potrebbero sostituire badanti e infermieri nelle case degli anziani o delle persone malate.

Si stima che nel 2050 un terzo dei giapponesi avrà oltre 65 anni e avrà bisogno di assistenza da parte di qualcuno (anche un robot) che pulisca la casa, chieda soccorso se necessario, gli ricordi quando prendere le medicine. Non a caso l'obiettivo del governo nipponico è lo stesso dei vicini coreani: portare un robot in ogni casa entro il 2020.

Amore robotico
Amore robotico

Vi sono poi valori culturali quale la mutua cooperazione (si pensi al famoso spirito aziendale che contraddistingue i giapponesi) e ideologici: non ha mai fatto parte della coscienza collettiva l'idea che l'uomo potesse essere superiore alla natura. La paura associata ai pericoli di imitare le capacità di Dio non è mai stata insita nei nipponici.

Uomini e macchine, alleati per un futuro migliore

Storicamente i giapponesi non si sono mai sentiti alienati dalle macchine.
Per quanto riguarda l'accettazione dei robot di aspetto umano tanto di moda, la ragione è diversa. Si chiama Tetsuwan Atomu (in Italia Astro Boy), celebre personaggio dei fumetti apparso nel 1951. Tetsuwan Atomu è un robot con aspetto umanoide che cerca di aiutare l'umanità e portare la pace.

L'impatto sociale di questa serie in Giappone è stato enorme, tanto da instillare nella coscienza collettiva che uomini e robot avrebbero potuto e dovuto collaborare per costruire insieme un futuro migliore.

Il messaggio, trasmesso attraverso manga (fumetti), anime (cartoni animati), e mostre sulla robotica è vivo e vegeto anche oggi.

Le leggi della robotica non sono più tre

E' per tutte queste ragioni che i giapponesi possono correre così velocemente verso un futuro fatto di robot.

Ed è proprio in questa realtà che sono state varate le leggi della robotica, che non sono più le famose tre leggi di Asimov ma un vero e proprio ordinamento redatto dal Ministero dell'economia, del commercio e dell'industria.

Secondo questo ordinamento, i robot saranno dei "compagni" che coesisteranno con gli esseri umani, assisteranno gli uomini sia sul piano fisico che sul piano psicologico e contribuiranno alla realizzazione di una società sicura e pacifica.

( 04 febbraio 2008 )


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