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Recensione

Ammalati di eterna giovinezza

"Guarire dalla cura". Permanente sul sito internet. Museo sveviano, Trieste, dal 19 dicembre 2008 al 29 agosto 2009


Cinquanta metri quadri, ben organizzati tra teche e pannelli, per mettere in scena al Museo sveviano di Trieste le ombre della scienza medica a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento. Con ironia, lasciandosi guidare dagli scritti – romanzi, lettere, abbozzi di testi teatrali – di Italo Svevo, «lettore enciclopedico, di una curiosità onnivora, sempre informato su tutte le novità in campo scientifico, medico ed epistemologico», come afferma Riccardo Cepach curatore della mostra "Guarire dalla cura" (fino al 29 agosto – ma resterà comunque sempre aperta la visita virtuale, nel sito della mostra).

La medicina: l'arte che conta più fiaschi

Testicoli di scimpanzé impiantati sull'addome di vecchi facoltosi: Serge Voronoff, pioniere degli xenotrapianti, dopo aver osservato come in Egitto gli eunuchi vivessero poco e male, si convince che è nel seme l'elisir di lunga vita, e conquista le copertine delle riviste di tutta Europa grazie ai suoi bizzarri interventi chirurgici, alle molte mogli danarose e alla vita scandalosa.

Élie Metchnikoff, premio Nobel per la Medicina nel 1908 per le sue ricerche sulla fagocitosi (il meccanismo usato dalle cellule per inglobare, e poi eliminare, corpi estranei), crede invece di trovare il segreto della longevità nell'abitudine di certi pastori bulgari di consumare molto yogurt.

Voronoff
Un giornale dell'epoca riporta lo strano caso di uno scimmione che tenta di salvarsi dal bisturi di Voronoff (dal sito della mostra)

C'è poi l'abate bavarese Sebastian Kneipp: sopravvive alla tubercolosi nonostante regolari bagni nelle fredde acque del Danubio, e si convince che proprio questa pratica l'abbia salvato dalle grinfie della morte. Così consiglia «spugnature, semicupi, getti d'acqua gelata, bagni nel fieno e passeggiate a piedi nudi», e l'esercizio di "pestare l'acqua", di cui Italo Svevo si prende beffa scrivendo di aver pestato acqua con un accanimento come se avesse voluto «ridurla a polvere».

Sono solo alcune delle storie di una medicina peggio che inefficace che la mostra "Guarire dalla Cura" va a pescare fra le tante di questo tipo.

Una cura per la morte

«Quegli anni rappresentano un momento straordinario per la storia della medicina: avvengono importanti conquiste, come quelle di Louis Pasteur e di Robert Koch. Da Esculapio fino ad allora la medicina accompagna l'uomo cercando di lenire un po' i dolori, a metà tra il farmaceutico e il filosofico. Ma non cura; comincia a curare grazie alle scoperte di questi grandi scienziati», dice Cepach.

Il visitatore è accompagnato nel percorso tra stetoscopi, sfigmomanometri e rocchetti di Ruhmkorff da una guida d'eccezione. Lo scrittore e scienziato Giuseppe O. Longo, infatti, narra in un video le stravaganti vicende approfondite poi dall'ottima pannellistica.

Sala
La sala della mostra (foto di Donatella Davanzo, dal sito della mostra)

«L'aver compreso che l'uomo muore perché viene a contatto con virus, batteri, tossine presenti in quello che mangia porta alcuni medici a confrontarsi con il nocciolo duro del problema: esiste la morte come evento naturale? Alcune delle ombre e delle ciarlatanerie mediche che interessano Svevo hanno origine qui», spiega Cepach.

Così nacque la beauty farm

Sarebbe stato facile e scontato evidenziare paralleli tra quelle che allora si chiamavano terapie naturali e che oggi definiamo alternative. «Si poteva giocare in attualizzazione ma abbiamo scelto di suggerire appena che le beauty farm, il fitness, le terme e la cura del corpo sono cose che nascono in quegli anni», conferma Cepach.

È una scelta giusta: accostare alle abitudini moderne quelle che la distanza temporale rivela come bizzarrie, avrebbe messo il visitatore – che molte di quelle abitudini condivide – sulla difensiva. Invece così il pubblico arriva pian piano a trarre da solo le proprie conclusioni.

Zander
Gli apparecchi di Zander, simili agli attrezzi oggi nelle palestre di fitness (dal sito della mostra)

«Quando la malattia non è organica», conclude Cepach, «nasconde solamente la paura della morte e l'ossessione dell'eterna giovinezza». La cura è allora peggiore del male, ed è da questa che la mostra e Svevo ci invitano a guarire. E per usare le parole dello scrittore, sarebbe servita meglio a ridestare nei vecchi organismi la vita, una bellissima fanciulla alla settimana.

(Ha collaborato Anna Testa)

( 04 settembre 2009 )


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