Letture consigliate

Il podcast del giornale del Master in Comunicazione della Scienza, Sissa
Master in Comunicazione della Scienza
Journal of Science Communication
Innovations in the Communication of Science

Articolo

Darwin salvato dai media

La "dimenticanza" delle teorie di Darwin nei nuovi programmi scolatici si è trasformata in un caso mediatico che ha coinvolto la comunità scientifica, il mondo della comunicazione e il pubblico. Abbiamo raccolto le voci di alcuni attori della vicenda...


Il 2 marzo la Gazzetta Ufficiale pubblica i nuovi programmi ministeriali. A capo del gruppo di lavoro c'è Giuseppe Bertagna, professore di Filosofia dell'Educazione all'Università di Bergamo. Nella sezione dei programmi relativa a scuole elementari e medie non c'è traccia della teoria dell'evoluzione: nessun accenno all'evoluzione delle specie e della Terra, alla comparsa della vita, alla struttura e funzione dei viventi.

Nel mese successivo compaiono sulla carta stampata alcuni articoli di ricercatori e commentatori come Gilberto Corbellini, Pietro Greco, Mario Reggio, Luca Cavalli-Sforza.

Il 19 aprile dal Museo di storia naturale di Milano parte via mail un appello che invita gli scienziati a prendere posizione sulla faccenda. L'iniziativa è di Ilaria Vinassa, responsabile delle relazioni esterne del museo, di Telmo Pievani, filosofo della scienza dell'Università Milano-Bicocca e di Carla Castellacci, dell'Associazione nazionale dei musei scientifici.

Il 23 aprile compare su Repubblica on-line un appello al ministro Moratti che chiede la reintroduzione delle teorie darwiniane nei programmi. A pubblicare l'appello, che raccoglie firme come quelle di Edoardo Boncinelli, Carlo Bernardini e Margherita Hack, è la giornalista Elena Dusi, che fin dall'inizio ha seguito la vicenda. Soltanto nel primo giorno arrivano 4500 firme. Due giorni dopo si schiera anche l'Accademia dei Lincei.

Letizia Moratti
Il ministro Letizia Moratti (fonte:www.an-pd.com/.../ giornalino_mar_2003-pag04.htm )

Il 28 aprile, con un comunicato stampa ripreso da molti i giornali, Letizia Moratti, inaugurando l'Expo dell'Istruzione e del Lavoro a Milano, annuncia che Darwin si studierà fin dalle elementari ed istituisce una commissione ad hoc, presieduta da Rita Levi Montalcini.

Dietro le quinte

Il passaparola. "Durante la prima metà di marzo - racconta Ilaria Vinassa - hanno cominciato a telefonare al museo insegnanti indignati per i provvedimenti del Ministero. Un po'scettica sono andata a controllare e ho dovuto ricredermi: di Darwin neanche l'ombra".

L'intervista rilasciata dal professor Bertagna il 12 marzo sul Foglio conferma che l'omissione non è stata casuale, ma consapevole. "Accanto alla conoscenza della teoria dell'evoluzione - puntualizza il consulente del Ministro - ci sarà posto per la critica della sua degradazione, l'evoluzionismo".

Anche Telmo Pievani all'inizio non ci voleva credere, ma Bertagna non ha lasciato spazio ai dubbi. In un bar di Milano Pievani racconta la defenestrazione di Darwin a Luca Cavalli-Sforza, professore emerito di Stanford che ha dedicato la sua vita di ricerca all'evoluzione dei popoli, dei loro geni e delle loro culture. "Incredulo, mi ha chiesto di spedirgli l'articolo del Foglio - ricorda Pievani -. Il giorno di Pasqua Cavalli-Sforza ha firmato un articolo sul Sole 24Ore in cui ha manifestato tutta la sua contrarietà".

Luca Cavalli-Sforza
Luca Cavalli-Sforza (fonte: www.the-scientist.com/yr2000/ jul/steinberg_p1...)

Il cerchio si chiude con Carla Castellacci: "Quando è apparso evidente che si trattava di una scelta deliberata, addirittura giustificata da motivi pedagogici, abbiamo deciso che non si poteva continuare a tacere".

Si passa all'azione

Interurbana Milano-Ischia. Al telefono con Ilaria Vinassa, il giornalista scientifico Pietro Greco - che ha già detto la sua sull'Unità del 24 marzo - raccomanda: "Qualsiasi iniziativa prendiate, cercate di inquadrare il problema nella sua globalità, coinvolgendo il pubblico più vasto possibile". La scelta cade su un appello che invita la comunità scientifica ad una presa di posizione attiva.

Il Museo di storia naturale
Il Museo di storia naturale (fonte:http://www.url.it/balene/ilmuseo/1ilmuseo.htm)

È il 19 aprile: nel giro di due giorni le mail sono così tante che Pievani, Vinassa e Castellacci sono costretti a ri-indirizzarle direttamente sul fax del Ministero. Prima di spedire l'appello ai giornali si attendono firme importanti quali quella di Rita Levi-Montalcini o dello stesso Cavalli-Sforza.

La portaerei

Ma chi troppo indugia poco raccoglie. Il 23 aprile sul sito di Repubblica appare un appello pro-Darwin. Quello del museo? No, è un altro. "L'idea - racconta Elena Dusi - è nata leggendo i programmi ministeriali e i vari articoli apparsi sul cartaceo, ma anche l'appello via mail del Museo di storia naturale. Ho contattato personalmente scienziati quali Boncinelli o Cavalli-Sforza, che non hanno esitato a firmare". Il primo giorno l'appello di Repubblica è già a quota 4500 firme.

Se l'appello del museo ha mobilitato la comunità scientifica - e non solo quella italiana - quello di Repubblica parla ad un uditorio ben più vasto, diventando in pochi giorni il riferimento pubblico di questa battaglia. "In fondo - dice Ilaria Vinassa - Repubblica è una portaerei: l'obiettivo di raggiungere il pubblico più vasto possibile è stato raggiunto. Non avrebbe avuto senso pubblicare anche il nostro appello, che invece sta continuando a girare via mail".

Cala il sipario

Nei giorni successivi il silenzio è definitivamente rotto: insorgono anche l'Accademia dei Lincei e l'Università di Pavia, l'appello on-line tocca le 47000 firme.

Il 28 aprile il comunicato della Moratti mette formalmente fine alla questione: Darwin è riammesso. La chiave di lettura che ci dà Elena Dusi è che nonostante l'imbarazzante silenzio delle istituzioni e dei politici "i giornalisti hanno fatto da tramite per una mobilitazione che ha coinvolto scienziati e opinione pubblica".

Le voci che hanno animato questa storia sono molto diverse e appartengono essenzialmente a due mondi, quello scientifico e quello della comunicazione che, interagendo, hanno condotto una battaglia che si è rivelata di fatto anche culturale. Nonostante il vuoto istituzionale questi attori hanno vinto, almeno per ora. Aspettiamo il secondo atto.

(coautrice Eleonora Cossi)

( 17 maggio 2004 )

  Jekyll © SISSA, Trieste (2013)